Gli scandali legati alla sicurezza alimentare che hanno contraddistinto la storia recente della Cina (l’ultimo si è concluso con l’arresto di 900 persone che vendevano carne di topo e di volpe come manzo) sembrano aver finalmente spinto il governo della Repubblica Popolare Cinese verso la creazione di un’agenzia di controllo. Una rivoluzione importante e necessaria per il subcontinente cinese che oltre a servire il proprio mercato interno (1,35 miliardi di abitanti) è sempre più esportare in Paesi in cui le norme sull’alimentazione sono maggiormente stringenti.
Nell’immaginario occidentale la Cina è il paese del cibo pericoloso e del mercato senza regole, ma la crescita della classe media ha portato i consumatori cinesi a una maggiore consapevolezza e alla diffusione di un consumo critico. Non a caso il cibo italiano, capace di coniugare qualità e facile reperibilità, sta crescendo molto nei mercati dell’estremo oriente.
Se il cibo importato rappresenta un “cult”, un qualcosa di speciale, è il cibo consumato quotidianamente a necessitare di una maggiore attenzione da parte dele autorità.
Ed è così che la politica cinese ha deciso di correre ai ripari. Dal 2000 l’attività di controllo su farmaci e alimenti è aumentata, ma la vera svolta è rappresentata dalla riforma varata dal vice ministro della Salute Chen Xiaohong che lo scorso 3 marzo ha reso pubblica la nascita di un’Agenzia nel quale confluiranno vari enti che finora erano deputati al controllo di farmaci e alimenti.
La tutela della salute dei consumatori dovrà essere conciliata con l’inarrestabile sviluppo economica che impone alla Cina di continuare a correre.
Via | China Daily
Foto © Getty Images
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