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Ambiente, a Bruxelles si chiede l’istituzione del Tribunale Europeo per i reati ambientali

Istituire un Tribunale europeo che persegua i reati ambientali su scala internazionale:lL’idea dei promotori dell’iniziativa è quella di ampliare, in una prima fase, i poteri della Corte Penale Internazionale, che ha sede a L’Aja, estendendone le competenze anche ai reati ambientali più gravi, istituendo nel frattempo un vero e proprio Tribunale penale europeo dell’ambiente.

Da anni la Fondazione Sejf e l’International Academy of Environmental Sciences cercano di effettuare pressioni sulle istituzioni europee affinchè vengano raggiunti proprio questi due fondamentali obiettivi: l’ampliamento delle competenze della Corte Penale Internazionale infatti permetterebbe di trattare i reati ambientali come “crimini contro l’umanità”, un dettaglio non da poco, sia concettualmente che giuridicamente parlando.

Il secondo obiettivo, l’istituzione del Tribunale penale europeo per l’ambiente, ha il chiaro scopo di rendere omogeneo il contrasto e l’applicazione delle pene sull’intero territorio europeo, rendendo così possibile anche l’applicazione delle sanzioni su scala transnazionale europea, esattamente come accade per i crimini contro l’umanità.

Un lavoro complesso sia a livello legislativo che diplomatico: ieri si è tenuto un incontro, a Bruxelles, tra presidente della Fondazione Sejf, Antonino Abrami, ex magistrato della Corte d’Appello di Venezia, e i rappresentanti della Globe International, l’organismo internazionale tra parlamentari europei che ha lo scopo di produrre politiche e legislazioni a favore della tutela dell’ambiente e di contrasto ai mutamenti climatici. Oggi invece ci sarà la manifestazione, sempre nella capitale belga.

Per risolvere la ‘questione ambiente’ che è al centro della politica della sostenibilità, è necessario prima di tutto considerare l’aspetto della responsabilità di chi lo distrugge o di chi lo danneggi. In questo senso la giustizia europea è fortemente inadeguata. […] Serve uno scatto in avanti per garantire a livello europeo un sistema sanzionatorio uniforme e a livello mondiale un riconoscimento del disastro ambientale come crimine contro l’umanità.

ha spiegato Abrami a margine dell’incontro di ieri, ricordando episodi come l’esplosione notturna della fabbrica di pesticidi indiana a Bhopal e i danni della petroliera Haven (altri fulgidi esempi ne abbiamo in Italia, come il caso Eternit, l’Ilva, l’inceneritore Fenice di Melfi e chi più ne ha più ne metta): i risarcimenti per quei disastri, la giustizia mancata in termini di pena e responsabilità: dal 2008 di progressi è innegabile ne siano stati fatti, ma la non uniformità dei sistemi di giustizia europei sulle problematiche ambientali è uno scoglio complesso da superare; il riconoscimento di “disastro ambientale internazionale” come crimine contro l’umanità potrebbe essere però il pretesto per cominciare un serio percorso di ammodernamento ed internazionalizzazione della giustizia penale ambientale dei singoli paesi.

Il 21 giugno prossimo, a Venezia, un convegno organizzato appositamente sul tema dalla Fondazione Sejf sarà l’occasione per presentare le proposte della fondazione stessa per una riforma della tutela ambientale su scala internazionale e per una legislazione ambientale che deve tener conto, appunto, di diversi aspetti: una scala delle urgenze ambientali, un codice europeo ed internazionale dell’ambiente, il riconoscimento delle responsabilità ambientali per le imprese, sostanzialmente dogmatizzare il principio “chi inquina paga”.

L’obiettivo è nobile e fondamentale per la tutela ambientale a livello europeo e, più macroscopicamente, globale.

A.S.

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