Dopo il sequestro da 916 milioni di euro effettuato nei giorni scorsi dalla Guardia di Finanza di Taranto su ordine del gip di Taranto, Patrizia Todisco, il gruppo siderurgico Riva, proprietario dell’Ilva, ha annunciato 1.400 esuberi esuberi nelle sue società.
Sono stati davvero giorni di passione questi. Domenica scorsa, 8 settembre, sono saltati gli impianti di controllo delle emissioni delle cokerie e ieri si sono tenuti sit in di protesta a due passi dal palazzo di Città dove si stava svolgendo un consiglio comunale a porte chiuse per evitare l’intrusione dei manifestanti. E, per finire, il sequestro avvenuto in 24 città, per un totale di 916 milioni di euro.
L’azienda ha comunicato che cesseranno tutte le attività produttive degli stabilimenti di Verona, Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero, Cerveno (Brescia) e Annone Brianza (Lecco) più quelle di servizi e trasporti (Riva Energia e Muzzana Trasporti). Un provvedimento resosi necessario
poiché il sequestro preventivo, ordinato dalla Magistratura di Taranto e notificato a Riva Acciaio lo scorso 9 settembre, sottrae all’Azienda ogni disponibilità degli impianti – che occupano oggi circa 1.400 addetti – e determina il blocco delle attività bancarie, impedendo pertanto la normale prosecuzione operativa della Società.
Sottratti a Riva Acciaio gli stabilimenti produttivi e i saldi attivi del conto corrente, bloccate le attività bancarie, per il colosso siderurgico è impossibile proseguire l’attività. Riva impugnerà in sede legale il provvedimento di sequestro, ma nel frattempo dovrà procedere con la sospensione delle attività e la messa in sicurezza degli impianti. E, naturalmente, l’aspetto più pesante della vicenda è la sospensione dei circa 1.400 fra impiegati e operai del colosso delle acciaierie. Rimarranno operativi solamente gli addetti alla messa in sicurezza e i guardiani di stabilimenti e depositi aziendali.
Via | Sole 24 ore
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