La storia di Geremia Della Putta è quella di un uomo nelle pieghe della Storia. Testimone, sopravvissuto e reduce della follia nazista nel lager di Buchenwald e della supponenza di coloro che pensarono di poter piegare la natura nella valle del Vajont.
Geremia nasce nel 1925 da una famiglia di cramari, gli antichi commercianti ambulanti delle Alpi Orientali. A sette anni si trasferisce a Postumia sul confine italo-slavo. Dopo l’8 settembre 1943 il giovane Geremia diventa partigiano nelle vallate pordenonesi. Poi, la cattura e l’inferno del lager.
Prendevano un centinaio di noi e ci serravano nella palestra del campo. Le SS salivano sugli spalti in pietra e cominciavano a gettare dall’alto delle gallette, di quelle che davano da mangiare ai loro cani, una ogni cinque minuti. Nella palestra si scatenava la bolgia: una battaglia disperata e feroce tra noi per afferrarle e mangiare. La folla sbandava, schiacciava, calpestava, picchiava. Bisognava stare lontani da quel cibo; speravo con tutte le mie forze che il lancio non arrivasse vicino a me,
racconta Geremia nel libro Sopravvissuto a Buchenwald e al Vajont, il libro curato da Francesca Bearzatto ed edito da nuovadimensione.
L’altra tragedia, invece, la supera grazie alla fortuna. Quella sera Geremia, all’epoca residente a Erto, è nel bolzanese, a Lappago, a lavorare come operaio per una ditta del settore idroelettrico. Gli arriva solo l’eco del disastro. Poi il ritorno a casa attraverso le montagne, facendosi strada fra il fango e le macerie per tornare ad abbracciare i propri cari. L’uomo che sopravvisse due volte, oggi 88 enne, è rimasto a Vajont, a vivere nella valle dove è iniziato il suo lungo viaggio nella vita.
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