Il nome di Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, figura fra gli indagati nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale a carico dell’Ilva. Il governatore pugliese avrebbe dato il proprio contributo nella “cacciata” del dg di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, sgradito all’azienda della famiglia Riva. Per Vendola si configurerebbe, dunque, il reato di concussione nell’indagine che vede Emilio, Nicola e Fabio Riva accusati di disastro ambientale e sanitario. Insieme a lui altre 52 persone: oltre ai vertici della fabbrica tarantina, politici, funzionari ministeriali e locali, membri delle forze dell’ordine, il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, un sacerdote e un ex consulente della Procura.
Il sindaco Ippazio Stefano è accusato di non aver messo in atto le misure più opportune per arginare e limitare i danni alla salute derivanti dall’attività dell’azienda. Per l’ex assessore provinciale all’ambiente, Michele Conserva, e l’ex presidente provinciale, Gianni Florida, l’accusa è di aver fatto pressione su alcuni dirigenti perché concedessero all’Ilva l’autorizzazione all’utilizzo delle discariche interne, prima che queste ottenessero l’autorizzazione con un decreto del Governo.
Negli atti dell’inchiesta Ambiente svenduto Vendola sarebbe protagonista di una “vicenda concussiva” configuratasi come “mancato rinnovo dell’incarico” a danni del direttore regionale dell’Arpa, Giorgio Assennato. Una concussione che sarebbe stata indotta dalla pressione della famiglia Riva che avrebbe chiesto un trattamento più morbido nei confronti del siderurgico tarantino.
Intanto, all’indomani della riapertura dell’altoforno 2, quest’oggi quindici operai sono stati soccorsi in infermeria dopo un incidente avvenuto nell’acciaieria 1. La siviera di emergenza della colata a caldo dell’acciaieria 1 ha sprigionato alcuni fumi la cui esalazione ha intossicato gli operai al lavoro. Ad alimentare i fumi è stato molto probabilmente un incendio.
Via | Il Fatto Quotidiano
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