A più di due anni e mezzo dal terremoto e dallo tsunami che hanno causato il disastro ambientale dell’impianto giapponese di Fukushima Daiichi, a nord di Tokyo, la Tepco (Tokyo Electric Power & co.), la società elettrica che gestisce la struttura, ha annunciato l’inizio del processo di bonifica del reattore 4 della centrale, che consisterà nella rimozione del combustibile nucleare dalla piscina e nello lo spostamento delle barre di uranio e plutonio.
La procedura è il primo passo veramente importante nel processo di ripulitura e smantellamento dell’impianto devastato nel 2011, un piano di 50 miliardi di dollari che di fatto non è ancora entrato nella fase operativa per gli enormi ostacoli di carattere pratico e organizzativo finora incontrati. La rimozione del combustibile nucleare, a detta del direttore dell’impianto, vuol dire l’inizio ufficiale del processo di smantellamento di Fukushima.
Finora il processo è stato ostacolato da diversi imprevisti, su tutti lo sversamento di 300 tonnellate di acqua radioattiva da un serbatoio direttamente nell’oceano. La Tepco comincerà a togliere il carburante dal reattore per sistemarlo in contenitori creati per l’occasione. Ancora non è chiara la tempistica dell’operazione.
La Tepco ha annunciato che partirà entro la fine del mese, ma in un secondo momento ha specificato che la data non è certa, perché “Non credo ci sia bisogno di affrettarsi. Vogliamo fare le cose in sicurezza”, ha dichiarato il direttore della centrale. E in effetti ci sono ancora diversi dubbi sulla sicurezza di tutto il procedimento, e in molti dubitano che la Tepco sia realmente in grado di portarlo a termine. Le operazioni vengono seguite con particolare preoccupazione dalla Cina, che sta facendo pressioni affinché il Giappone “non risparmi sforzi nel ridurre le conseguenze dell’incidente nucleare, e fornisca informazioni precise e tempestive alla comunità internazionale”.
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