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Inquinamento, Pechino distrugge i barbecue dello street food

La Cina dichiara guerra all’inquinamento atmosferico e fra le prime vittime del giro di vite ecologista ci sono i barbecue dello street food. In Cina, così come in tutta l’Asia, mangiare per strada è una tradizione culturale ancora più consolidata rispetto all’Europa. Ma i funzionari del governo cinese non ne hanno voluto sapere e hanno distrutto o rimosso 500 griglie nella sola città di Pechino, per tentare di ridurre il particolato generato dalla combustione dei cibi.

Le foto realizzate da alcuni media cinesi hanno mostrato il drastico metodo con il quale i rappresentati delle autorità hanno distrutto le griglie ai cuochi di strada, in modo da scongiurare qualsiasi tipo di ripristino delle “cucine volanti”.

L’attivista Ma Jun ha raccontato come i residenti avessere denunciato alle agenzie ambientali l’odore e il fumo dei barbecue all’aria aperta.

Questa operazione aiuterà i residenti locali, ma per affrontare l’enorme problema della qualità dell’aria abbiamo bisogno di avere delle priorità e credo che una delle principali dovrebbe essere la riduzione delle emissioni dei veicoli a motore,

ha aggiunto Ma Jun, direttore dell’Istituto per gli Affari pubblici e ambientali.

Tre le direzioni nelle quali si dovrebbe operare: 1) il miglioramento della qualità dei carburanti, 2) il controllo delle emissioni dei veicoli “pesanti” con motore diesel, 3) il coinvolgimento delle regioni vicine alla capitale.

Nella capitale cinese l’inquinamento raggiunge regolarmente livelli pericolosi e il governo della città ha annunciato lo scorso mese che sarebbero state imposte misure di emergenza fra le quali blocchi di fabbriche e limiti al traffico veicolare in caso di sforamenti dei livelli critici di inquinamento.

Via | The Guardian

Foto © Getty Images

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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