Navi dei veleni, la Camera verso la desecretazione degli atti

L’Ufficio di Presidenza della Camera, su richiesta ufficiale del Presidente Laura Boldrini, ha avviato l’iter procedurale che porterà alla desecretazione di tutti gli atti relativi alle indagini sulle cosiddette “navi a perdere” (le navi dei veleni) svolte dalle diverse Commissioni parlamentari di inchiesta che si sono succedute negli anni.

Dopo aver reso pubblici i verbali sulla deposizione in Commissione datata 1997 del pentito di camorra Carmine Schiavone, dai quali non è emerso nulla che, purtroppo, non fosse già emerso dalle innumerevoli inchieste, giudiziarie e giornalistiche, fatte negli anni, se non la solita criminogena e drammatica commistione tra pubblico e camorra e tra privato e criminalità organizzata.

La desecretazione di quei verbali però ha scatenato le proteste vive dell’opinione pubblica, notoriamente dotata di scarsa memoria, indignata in larga parte per l’atteggiamento “omertoso” tenuto dallo Stato, che ha “garantito” il silenzio sui veleni della Terra dei fuochi violando il diritto della popolazione alla salute, all’informazione ed alla trasparenza.

La richiesta di Laura Boldrini di effettuare una ricognizione sugli atti contenuti negli archivi delle Commissioni di inchiesta sul ciclo dei rifiuti che hanno operato nelle ultime tre legislature e della Commissione di inchiesta sul caso Alpi-Hrovatin, conservate presso l’archivio storico della Camera, si incardina in un’ottica di maggior garanzia e trasparenza, seppur tardiva, in materia ambientale.

La direzione intrapresa sposta di molto l’asticella dello stato di diritto in Italia, che prende corpo a cominciare proprio dalla trasparenza e dalla conoscenza: proprio per questo motivo, ed in seguito alle reazioni dell’opinione pubblica dopo la pubblicazione dei verbali di Schiavone, l’associazione ambientalista Greenpeace aveva avanzato, nei giorni scorsi, la formale di richiesta di desecretazione di tutti gli atti (oltre 600 fascicoli) contenuti negli archivi della Camera.

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Nella relazione definitiva sul caso De Grazia pubblicata il 15 marzo scorso il filo di sangue che univa la morte del capitano, l’omicidio di Ilaria Alpi e le navi dei veleni si faceva infatti corposo ma sbiadito, lungo e tortuoso ma impossibile da risalire: alla fine la relazione diceva e non diceva, ammiccando verso una verità molto scomoda, e pericolosa, da raccontare.

La speranza è che l’operazione trasparenza in materia, avviata dalla Presidente Boldrini, possa fare luce su più di un mistero della recente storia d’Italia, anche per restituire ai morti la memoria che meritano.

A.S.

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