Stiamo spostando l’asse di rotazione terrestre: questa è una notizia che va aggiunta all’elenco dei fatti che hanno portato il premio Nobel Paul Crutzen a battezzare come Antropocene la nostra era corrente.
Uno studio effettuato da Janli Chen e colleghi dell’università del Texas e presentato all’incontro della American Geophysical Union mostra infatti che lo spostamento dell’asse di rotazione terrestre (1) ha subito una brusca variazione nel 2005 (grafico a sinistra): se prima era diretto verso sud ad una velocità di 10 cm/anno, ora si sta muovendo verso est a 20 cm/anno (2). NOTA BENE: Le frecce nel planisfero di destra ovviamente non sono in scala.
Cosa sta accadendo? Gli spostamenti passati sono dovuti a riaggiustamenti della crosta terrestre, mentre secondo Chen, il ben più rapido spostamento verso est dell’ultimo decennio è dovuto alla massiccia fusione della calotta di ghiaccio della Groenlandia (250 Gt/anno). Questa spostamento di massa, prima localizzata ed ora redistribuita negli oceani, ha cambiato il momento di inerzia del pianeta ed ha portato l’asse di rotazione ad allinearsi con il nuovo asse principale di inerzia. Meno rilevante sembra invece l’effetto della fusione dei ghiacciai delle montagne (194 Gt/anno) e dell’Antartide (180 Gt/anno).
Non solo stiamo spostando l’asse di rotazione, ma lo stiamo facendo con una velocità doppia rispetto a quello che era il trend naturale. Se da un lato lo spostamento del polo è un utile strumento scientifico per la valutazione dei cambiamenti climatici, esso rappresenta anche un evento altamente simbolico che dovrebbe farci riflettere sulla portata delle nostre azioni.
(1) Questo spostamento noto come true polar wander è relativo alla superficie terrestre e riflette una redistribuzione delle masse attorno all’asse di rotazione e non va confuso nè con lo spostamento del polo nord magnetico, nè con i movimenti di precessione e nutazione dell’asse di rotazione che sono invece riferiti al piano dell’eclittica.
(2) Le unità del grafico in alto sono in mas, cioè millisecondi d’arco, cioè un angolo di un millesimo di un secondo che è a sua volta 1/3600 di un grado sessagesimale. Date le dimensioni del nostro pianeta, un millisecondo equivale a circa 3 cm sulla superficie.
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