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Il gelo negli USA dovuto alle fluttuazioni del vortice polare: la colpa è sempre del global warming

Questo inizio 2014 verrà ricordato per le temperature estremamente basse registrate nel nord est degli USA: -12 a Chicago, -23 a Minneapolis fino al record di -56 °C a Duluth, Minnesota.

Come al solito, la causa va ricercata nel global warming, per quanto la cosa possa apparire paradossale a prima vista. Il freddo estremo è infatti dovuto ad uno spostamento verso sud dei meandri della corrente a getto polare (nota anche come onda di Rossby), come si può vedere dal grafico in alto generato dal sito di previsioni ECMWF (1). E’ da notare che si sono registrate zone di freddo intenso fino a latitudini di 40 °C

A grandi linee questo significa che la minore copertura di neve sulla terra e di ghiaccio sul mare determina un maggiore assorbimento di energia nelle zone artiche con conseguente maggiore evaporazione e alterazione dei gradienti di temperatura e pressione del vortice polare, causandone un indebolimento.

Crescono così i meandri del vortice verso sud e verso nord, con l’effetto di avere temporaneamente zone fredde nelle temperate e zone calde in quelle artiche, come si vede nello schema qui sotto.

La situazione europea è al momento diversa, perchè ci troviamo in un “meandro caldo”, ma non possiamo escludere che la morsa del gelo non arrivi prima o poi anche qui.

[img src=”https://media.ecoblog.it/4/432/Meandri-corrente-a-getto.jpg” alt=”” height=”150″ title=”Meandri corrente a getto” class=”alignleft size-full wp-image-121311″]

(1) Le aree colorate mostrano le isoterme (in °C) alla quota a cui corrisponde una prezzione di 850 hPa (circa 1400-1500 m). Le linee nere sono curve di livello del geopotenziale a 500 hPa; rappresentano cioè l’altezza di una colonna d’aria che genera sulla superficie una pressione di 500 hPa. Tanto per complicare le cose, i valori non sono espressi in metri, ma in decametri. Dove il geopotenziale è pari a 5700 m, l’aria è più calda e secca delle zone dove è solo 5100 m.

EcoAlfabeta

Marco Pagani, Fisico e docente di Matematica e Fisica, attualmente svolge un Dottorato di Ricerca in Scienze Agrarie, Ambientali e Alimentari presso l'Università di Bologna. Si interessa di problematiche ambientali da lungo tempo dopo aver letto molti anni fa "Il cerchio da chiudere" di Barry Commoner, "Il punto di svolta" di Fritjof Capra e "La convivialità" di Ivan Illich. Su questi problemi ha organizzato diversi corsi e seminari coinvolgendo docenti universitari e rappresentanti della società civile. E' autore di pubblicazioni su temi scientifici e ambientali; in collaborazione con Ugo Bardi si è occupato del picco dei minerali, argomento che ha trattato anche nel libro "La vita dopo il petrolio" curato da Pietro Raitano e Gianluca Ruggero. Ha tenuto diversi corsi e seminari sui costi energetici dell'agricoltura, sull'impronta agricola-alimentare e sulla misura del consumo di territorio. E' socio ASPO e WWF, ha dato vita a un GAS (Gruppo di Acquisto Solidale), simpatizza e sostiene attivamente la Rete per la decrescita e il movimento Stop al consumo di territorio. Prim di confluire in Ecoblog, dal 2006al 2012 ha curato il blog ambientale EcoAlfabeta, di cui ora conserva il nickname. Dal giugno 2011 è Consigliere Comunale a Novara. Ama le scienze, la lettura, la scrittura, i viaggi, la montagna, la bicicletta, la musica, la cucina, la compagnia degli amici e della sua famiglia, la pace e l'intelligenza creativa.

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