Il fracking spreca acqua potabile nelle regioni più aride degli USA

Il video qui sopra mostra in time lapse la successione delle operazioni di fracking di un pozzo in Texas. Nelle ntenzioni di chi lo ha girato dovrebbe essere un video pubblicitario, volto a mostare l’efficienza delle operazioni. In realtà rappresenta anche una chiara dimostrazione dell’ elevato impatto ambientale del facking: consumo di suolo fertile, grande dispiego di macchine e automezzi, spropositato uso di materiali; avete notato il numero di sezioni di trivella che vengono utilizzate? Tutto ciò deve essere moltiplicato per le decine di migliaia di pozzi che engono realizzati negli USA.

Oltre ai danni già documentati, inquinamento della falda, devastazione del territorio, microsismi, ora se ne aggiunge un altro: competizione con gli umani per il consumo di acqua nelle zone più aride.

Un rapporto dell’organizzazione di investitori green Ceres mostra infatti che oltre la metà dei 40 000 pozzi trivellati dal 2011 ad oggi si trova in regioni aride e/o a rischio siccità (vedi mappa qui sotto) e oltre un terzo in zone dove si consuma già troppa acqua e il livello della falda è in forte calo.

Il consumo di acqua si attesta intorno all’esorbitante cifra di 370 milioni di m³, un volume pari ai consumi urbani di circa 800 milioni di persone (secondo gli standard USA). In questo caso si tratta effettivamente di “consumo”, perchè l’acqua in uscita dal processo è inquinata dai  reagenti chimici e non è più adatta a nessun uso.

Alcune aziende trattano l’acqua e la riciclano, ma le informazioni sono scarse e incomplete. Per questo Ceres chiede completa trasparenza sui flussi idrici in termini di quantità e qualità oltre a ridurre l’uso di acqua nelle operazioni.

Si tratta probabilmente di una pia illusione visto che le lobbies delpetrolio hanno in mente di raddoppiare la produzione e per fare questo dovranno trivellare oltre dieci volte di più di quanto fanno oggi.

EcoAlfabeta

Marco Pagani, Fisico e docente di Matematica e Fisica, attualmente svolge un Dottorato di Ricerca in Scienze Agrarie, Ambientali e Alimentari presso l'Università di Bologna. Si interessa di problematiche ambientali da lungo tempo dopo aver letto molti anni fa "Il cerchio da chiudere" di Barry Commoner, "Il punto di svolta" di Fritjof Capra e "La convivialità" di Ivan Illich. Su questi problemi ha organizzato diversi corsi e seminari coinvolgendo docenti universitari e rappresentanti della società civile. E' autore di pubblicazioni su temi scientifici e ambientali; in collaborazione con Ugo Bardi si è occupato del picco dei minerali, argomento che ha trattato anche nel libro "La vita dopo il petrolio" curato da Pietro Raitano e Gianluca Ruggero. Ha tenuto diversi corsi e seminari sui costi energetici dell'agricoltura, sull'impronta agricola-alimentare e sulla misura del consumo di territorio. E' socio ASPO e WWF, ha dato vita a un GAS (Gruppo di Acquisto Solidale), simpatizza e sostiene attivamente la Rete per la decrescita e il movimento Stop al consumo di territorio. Prim di confluire in Ecoblog, dal 2006al 2012 ha curato il blog ambientale EcoAlfabeta, di cui ora conserva il nickname. Dal giugno 2011 è Consigliere Comunale a Novara. Ama le scienze, la lettura, la scrittura, i viaggi, la montagna, la bicicletta, la musica, la cucina, la compagnia degli amici e della sua famiglia, la pace e l'intelligenza creativa.

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