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Nucleare, l’eredità e i pericoli del deposito di Saluggia

A Saluggia, piccolo comune agricolo a 40 Km da Torino, è conservato il 96% delle scorie radioattive prodotte dalla stagione nucleare italiana. L’area si trova a ridosso del fiume Dora Baltea, tra i principali affluenti del Po, delimitata da canali irrigui che portano l’acqua alle risaie del vercellese e attraversata dalla falda acquifera che alimenta l’acquedotto del Monferrato.

In questo triangolo d’acqua, a partire dal 1958, sono sorti un centro di ricerca nucleare, un reattore sperimentale ed un impianto di riprocessamento in cui si sono sviluppate – in ambito civile e militare – tecniche per recuperare uranio e plutonio dagli elementi di combustibile irraggiati. Sono così arrivate a Saluggia barre esaurite dalle centrali nucleari italiane (oltre alla vicina Trino Vercellese, anche Caorso, Latina e Garigliano) e da reattori di altre nazioni per essere sciolte e riprocessate all’interno del centro Eurex. Ancora oggi lì si trovano i residui liquidi del trattamento, le più pericolose tra le scorie, stoccati in serbatoi a pochi metri dal fiume. L’alluvione dell’autunno 2000 che causò l’esondazione della Dora Baltea e l’esondazione degli argini del canale Farini, portò a un allagamento dei siti nucleari del vercellese. Il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, all’epoca presidente ENEA, parlò di “catastrofe planetaria sfiorata”.

Quattordici anni dopo e a quasi trent’anni dalla fine del nucleare in Italia, i rifiuti radioattivi sono ancora a Saluggia, dove si sta ultimando un nuovo deposito temporaneo di scorie il D2. Il Governo Italiano ha disatteso la legge 368 del 2003 che prevedeva, entro il dicembre 2008, la realizzazione di un Deposito Nazionale nel quale custodire in sicurezza i rifiuti radioattivi: non è ancora stato individuato alcun sito e la soluzione temporanea di Saluggia ha ormai assunto i connotati di un deposito permanente.

Nelle scorse settimane i lavori per il deposito D2 – che sorgerà sulle rive della Dora Baltea – è stato travolto da uno scandalo tangenti. Secondo le indagini della magistratura sull’Expo l’imprenditore vincitore della gara per il Cemex, Enrico Maltauro, avrebbe ricevuto dalla cupola dell’Expo la richiesta dell’1,5% dell’appalto, vale a dire un milione 350mila euro di cui 600mila sarebbero stati effettivamente versati.

Là Suta. La nostra eredità nucleare in un triangolo d’acqua: parlano i registi

Alla storia del sito nucleare di Saluggia, dalla fine degli anni Cinquanta fino a oggi, i registi Cristina Monti, Paolo Rapalino e Daniele Gaglianone hanno dedicato Là Suta. La nostra eredità nucleare in un triangolo d’acqua, un documentario che è stato presentato a Cinemabiente, la manifestazione torinese che quest’oggi, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, si chiuderà con la consegna dei premi ai vincitori della diciassettesima edizione.

Apparentemente non c’è nulla di pericoloso. La catastrofe non è successa ed è probabile che non succederà. Quando abbiamo iniziato a lavorare a questo film ci chiedevano che senso aveva raccontare questa storia. A noi è parsa emblematica del nucleare italiano. Se voi avete in casa del materiale pericoloso e avete dei bambini che cosa fate lo lasciate a portata di mano, sparso per la casa oppure lo nascondete in un luogo sicuro? Ecco il deposito unico nazionale permetterebbe di mettere al sicuro queste scorie,

ha detto Paolo Rapalino. A lui ha fatto seguito Daniele Gaglianone:

Quello che mi ha affascinato in questa storia è stato il viaggio nel tempo, vedere come è cambiata la sensibilità rispetto all’ambiente, il modo in cui la società si racconta le cose. In una delle immagini di repertorio c’è una ripresa che nessuno, oggi, si sognerebbe mai di fare: un albero sradicato nel nome del progresso.

Il film ha suscitato un lungo dibattito al quale hanno preso parte anche Gian Piero Godio e Rossana Vallino, due ambientalisti che da alcuni decenni si battono per portare alla luce le problematiche connesse al sito di Saluggia.

Foto | Là Suta. La nostra eredità nucleare in un triangolo d’acqua

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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