Il Vermont adotta il primo piano di valutazione dei cambiamenti climatici

Il Vermont è tra i più piccoli stati degli USA, esteso come il Piemonte e con soli 600000 abitanti, ma è il primo ad avere  elaborato un piano di valutazione a lungo termine dei cambiamenti climatici sul suo territorio, unito a proposte di adattamento e mitigazione.

Il rapporto, curato daclimatologi dell’università del Vermont, ha preso in considerazione il lavoro dell’IPCC, centinaia di articoli scientifici oltre ad archivi di dati locali per fornire una previsione attendibile di ciò che capiterà al clima di questo stato del New England nei prossimi decenni. L’attenzione è rivolta a definire le incertezze del modello, classificare gli eventi climatici estremi, identificare le maggiori vulnerabilità e gestire rischi e opportunità.

Alcuni cambiamenti potrebbero essere positivi nel breve periodo, come la maggiore durata della stagione di crescita dei raccolti e le più forti nevicate invernali per attrarre gli sciatori, ma questi sono controbilanciati da pioggie torrenziali primaverili e presenza di insetti e parassiti per tutto l’anno.

Il piano ha lo scopo di aiutare la pianificazione su grande scala di tutte le attività nei prossimi decenni, dalle attività agricole alla prevenzione dle rischio idrogeologico.

Vengono anche suggeriti degli obiettivi precisi per la mitigazione del global warming: 25% di energia dalle rinnovabili entro il 2022 e 75% entro il 2032  con riduzione alla metà delle emissioni di CO2 entro il 2028.

Si tratta di obiettivi non semplici per uno stato la cui elettricità dipende al 70% dal nucleare (dati EIA), tra cui la vecchia e famigerata Vermont Yankee, costruita a 1 km da una scuola elementare, che ha già subito diversi incidenti nel corso della sua storia.

Sono tuttavia obiettivi realistici, che si dovrebbero porre con forza anche tutti gli altri 49 stati, a prescindere da chi li amministra. Purtroppo una buona fetta di repubblicani continua a cavalcare il negazionismo climatico facendo perdere criminalmente tempo e opportunità ad una paese che dovrebbe guidare il cambiamento invece che resistergli.

EcoAlfabeta

Marco Pagani, Fisico e docente di Matematica e Fisica, attualmente svolge un Dottorato di Ricerca in Scienze Agrarie, Ambientali e Alimentari presso l'Università di Bologna. Si interessa di problematiche ambientali da lungo tempo dopo aver letto molti anni fa "Il cerchio da chiudere" di Barry Commoner, "Il punto di svolta" di Fritjof Capra e "La convivialità" di Ivan Illich. Su questi problemi ha organizzato diversi corsi e seminari coinvolgendo docenti universitari e rappresentanti della società civile. E' autore di pubblicazioni su temi scientifici e ambientali; in collaborazione con Ugo Bardi si è occupato del picco dei minerali, argomento che ha trattato anche nel libro "La vita dopo il petrolio" curato da Pietro Raitano e Gianluca Ruggero. Ha tenuto diversi corsi e seminari sui costi energetici dell'agricoltura, sull'impronta agricola-alimentare e sulla misura del consumo di territorio. E' socio ASPO e WWF, ha dato vita a un GAS (Gruppo di Acquisto Solidale), simpatizza e sostiene attivamente la Rete per la decrescita e il movimento Stop al consumo di territorio. Prim di confluire in Ecoblog, dal 2006al 2012 ha curato il blog ambientale EcoAlfabeta, di cui ora conserva il nickname. Dal giugno 2011 è Consigliere Comunale a Novara. Ama le scienze, la lettura, la scrittura, i viaggi, la montagna, la bicicletta, la musica, la cucina, la compagnia degli amici e della sua famiglia, la pace e l'intelligenza creativa.

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