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Mondiali Brasile 2014, l’armadillo “bolita”, mascotte in via d’estinzione

Quando si arrotola sembra davvero una piccola palla, ecco perché il bolita (o apar) è stato scelto come mascotte dei Mondiali di calcio del Brasile iniziati qualche giorno fa. Mentre Fuleco sale alla ribalta globale nell’evento sportivo dell’anno, i bolita sparsi per il Sud America non se la passano troppo bene, anzi, sono in via d’estinzione.

Questi armadilli (il cui nome scientifico è tolypeutes tricinctus) quando si sentono minacciati da un pericolo si chiudono in una sfera praticamente impossibile da aprire. Considerati estinti prima della riscoperta avvenuta nel 1988, i bolita (che in spagnolo vuol dire pallina) hanno perso più di un terzo della loro popolazione negli ultimi dieci anni e rientrano nella lista delle specie minacciate dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

Manco a dirlo una delle principali cause del rischio di estinzione è la deforestazione che priva l’animale della Caatinga, la foresta di cespugli e spine che si estende per circa 800mila kmq nel nord est del Brasile. Ed è stata proprio l’associazione Caatinga, una Ong dello stato del Cearà, a proporre alla Fifa l’adozione dell’animale come mascotte della manifestazione: una mossa volta a dare visibilità alla specie e, dunque, a facilitare la protezione del suo ecosistema.

Ma Rodrigo Castro, presidente dell’associazione Caatinga, ha sottolineato come la Fifa abbia permesso di vendere un milione di peluche con l’immagine di Fuleco prodotti in Cina, senza che un solo centesimo venisse devoluto per proteggere l’animale e il suo habitat.

La Fifa si è difesa dicendo che la scelta di Fuleco, in Brasile, “ha aumentato la consapevolezza sull’apar e sulla sua classificazione fra le specie vulnerabili”.

Gli scienziati brasiliani, nello scorso aprile hanno chiesto alla Fifa e a Dilma Roussef di proteggere 1000 ettari (10 kmq) di foresta Caatinga per ogni goal segnato durante il torneo:

Vogliamo che la scelta della mascotte armadillo non sia solo simbolica, ma in realtà contribuisca alla sua conservazione e quella dell’ambiente,

ha dichiarato José Alves Siqueira, Professore di Scienze Biologiche presso l’Università Federale della Valle São Francisco de Bahia, aggiungendo che con un’azione coraggiosa, la FIFA e il governo brasiliano potrebbero eliminare l’armadillo brasiliano dalla lista dell’IUCN e proteggere migliaia di ettari di habitat.

Apar – Armadillo Brasile 2014

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Via | Le Monde

Foto © Getty Images

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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