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Piste ciclabili, più donne meno incidenti: a Londra la pensano così

C’è troppo testosterone sulle ciclabili di Londra. No, almeno per questa volta non si parla di doping, ma della prevalenza maschile sulle strade della capitale britannica. E così Andrew Gilligan, uno degli uomini di fiducia del vulcanico sindaco Boris Johnson ha recentemente dichiarato che il ciclismo a Londra è troppo “macho” e necessiterebbe di un maggior numero di donne e di ciclisti anziani per ridurre il numero di pedoni feriti da ciclisti indisciplinati.

Il responsabile per la ciclabilità del sindaco ha detto che Londra necessita di una cultura “continentale” della bicicletta che veda in sella persone di tutte le età e con una minore disparità fra i sessi.

Alla London Assembly, Gilligan ha sostenuto che diversificare la tipologia delle persone in sella può contribuire a ridurre le denunce per incidenti e le infrazioni da parte dei ciclisti. Naturalmente il responsabile per la ciclabilità ha sostenuto che l’ambizioso progetto di Johnson sulle “highway” ciclabili ridurrebbe drasticamente i pericoli, ma trattandosi di un progetto a medio-lungo termine occorre ragionare su soluzioni a breve termine per salvaguardare la sicurezza dei pedoni e degli stessi ciclisti.

Troppi giovani maschi in bici, insomma, mentre i virtuosi esempi “continentali” dimostrano come sulle strade vi sia un maggiore equilibrio. Dati alla mano, comunque, i pedoni vittime di incidenti stradali nel 2011 sono stati 9, contro 1700 feriti dalle auto. E nel 2016 verranno aperte le prime “highway” per le biciclette, da Tower Hillad Acton e da Elephant and Castle a King’s Cross. Con la speranza che l’aumento delle piste in sede protetta convinca le signore e i meno giovani.

Via | London Evening Standard

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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