Processo Marlane-Marzotto, tutti assolti

Quella della Marlane-Marzotto di Praia a Mare (Cs) è una bruttissima storia di industria, inquinamento e lotte sindacali che, ieri, si è conclusa nel peggiore dei modi: il tribunale di Paola ha assolto gli ex responsabili e dirigenti della Marlane calabrese accusati, a vario titolo, di omicidio colposo per la morte di lavoratori dello stabilimento e di disastro ambientale.

Tra gli imputati c’era anche Pietro Marzotto. Per i giudici le formule adatte a mettere, per ora, la parola “fine” al caso Marlane sono “il fatto non sussiste” e “insufficienza di prove”, una pietra tombale su una battaglia ventennale degli ex-operai e degli abitanti di Praia a Mare: erano undici, tra dirigenti e responsabili dell’azienda di proprietà del Gruppo Marzotto, gli indagati a vario titolo per omicidio colposo, lesioni gravissime, omissione dolosa di cautele sul lavoro e disastro ambientale.

I pubblici ministeri Maria Camodeca e Linda Gambassi avevano chiesto sei anni di reclusione: i 107 morti (quelli accertati) di tumore per aver respirato i fumi che nello stabilimento praiese si disperdevano nei reparti, e fuori, che probabilmente giustizia non l’avranno mai. Sarà infatti difficile spuntare un diverso verdetto in Appello, visto che Domenico Introcaso è Presidente del Tribunale di Paola e, anche, della Corte d’Appello di Catanzaro.

“Come per la sentenza Eternit di Casale Monferrato anche questa di Paola dimostra che è sempre più difficile in Italia lottare per avere giustizia quando ci sono in ballo il diritto alla salute e la salvaguardia dell’ambiente”

ha dichiarato Giovanni Moccia, Presidente del comitato per le bonifiche della terra, dei fiumi e mari di Calabria.

La storia della Marlane comincia negli anni ’60 per volere del Conte Stefano Rivetti, piemontese, grazie ai fondi della Cassa per il Mezzogiorno, ed è continuata con il Gruppo Eni/Lanerossi Spa nel 1969. Passata successivamente nelle mani della veneta Marzotto Spa, il 29 settembre 1987, lo stabilimento è stato chiuso definitivamente nel 2004.

Si parla di 1050 persone tra ammalati e morti in 40 anni di produzione, troppi pure per il regime di omertà totale stabilito nel praiese fino al 12 novembre 2010, giorno nel quale vengono spiccati i primi avvisi di garanzia. Vincenzo Benincasa, Lorenzo Bosetti, Salvatore Cristallino, Antonio Favrin, Giuseppe Ferrari, Ernesto Fugazzola, Jean De Jaegher, Carlo Lomonaco, Pietro Marzotto, Lamberto Priori, Attilio Rausse e Silvano Storer. Costoro, secondo l’accusa, sapevano e non hanno fatto niente, lasciando morire gli operai nel silenzio e nell’ingiustizia e devastando un territorio di rara bellezza: non è ‘ndrangheta, è imprenditoria.

L’assoluzione di ieri rappresenta il punto, forse definitivo, alla vicenda, che lega la verità processuale a fatti che “non sussistono” e alla carenza di prove: i morti, intanto, continuano a non riposare.

A.S.

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