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A poco più di sei anni dall’inizio dello storico processo conclusosi con il ribaltone della Cassazione dello scorso novembre, è iniziato questa mattina, al Palazzo di Giustizia di Torino, il secondo processo a Stephan Schmidheiny, numero uno dell’azienda produttrice di amianto accusato dell’omicidio volontario aggravato di 258 persone. Tante, infatti, sono le vittime individuate da Raffaele Guariniello e Gianfranco Colace, i due pm convinti che il dirigente elvetico, pur essendo a conoscenza dei problemi alla salute derivanti dalla lavorazione e dalla distribuzione dell’amianto, non abbia fatto nulla per modificare le “enormemente nocive condizioni di polverosità”.
Questa fatica di Sisifo accomuna tanto i pubblici ministeri, quanto l’AFEVA che da anni si batte perché sia fatta giustizia. Schmidheiny è accusato di omicidio volontario aggravato perché negli anni al timone di Eternit portò avanti una “politica aziendale” che causò una “immane esposizione ad amianto di lavoratori e cittadini”. Ad aggravare la posizione di Schmidheiny è la campagna di disinformazione messa in piedi per evitare nell’occhio del ciclone mediatico.
Insomma, oltre a spendere fior di milioni di euro per i propri collegi difensivi, Schmidheiny ha sborsato ingenti somme anche per pilotare l’informazione a suo favore, per cercare di limitare la diffusione a mezzo stampa delle notizie riguardanti la dannosità dell’amianto.
Astolfo di Amato e Guido Carlo Alleva, i due avvocati che difendono il magnate elvetico, sostengono che Schmidheiny non possa essere giudicato una seconda volta per lo stesso fatto. Come accennato in precedenza l’accusa di disastro ambientale è stata giudicata prescritta dalla Cassazione. Ora si parte all’attacco con l’accusa di omicidio volontario aggravato.
Secondo la difesa non è possibile procedere come se Schmidheiny fosse l’autore di un attacco terroristico, ma bisognerà prendere in esame i 258 decessi (di cui 68 fra gli ex operai Eternit), uno per uno, con la comparazione di dati clinici, consulenze, documenti Inail.
Fra le parti civili costituitesi ci sono l’AFEVA, i sindacati Cgil-Cisl-Uil Piemonte, quattro comuni, fra cui Casale Monferrato, altre associazioni come AIEA e ONA. Dopo l’udienza preliminare di quest’oggi, le richieste saranno discusse alla prossima udienza, in programma giovedì 14 maggio.
Via | Repubblica
Foto | Mazzocco
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