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L’inquinamento accorcia la vita degli italiani

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Sono stati resi noti quest’oggi i dati relativi al progetto Viias sulla mortalità attribuibile all’inquinamento dell’aria in Italia. Sono 30mila le vittime annuali del combinato di particolato, biossido di azoto e ozono, il 65% delle quali al Nord e con un’incidenza del 7% sulla mortalità complessiva.

Insomma non si è certo ai livelli insostenibili della Cina, ma di inquinamento, in Italia, si continua a morire. Ben 5mila sono le vittime nella sola provincia di Milano, la più urbanizzata e inquinata d’Italia.

Il rapporto traccia una strada per il futuro e spiega come 11mila vite all’anno potrebbero essere salvate, entro il 2020 se venissero rispettati i limiti di legge per l’inquinamento.

Le soluzioni? Innanzitutto la riduzione del traffico provato a favore della mobilità sostenibile (trasporto pubblico, pedonalizzazione e biciclette), poi un regolamento più severo sulla combustione delle biomasse.

Gli effetti dell’inquinamento sono particolarmente gravi nel Nord Italia dove l’aspettativa di vita si riduce di 14 mesi, mentre nel Centro Italia la riduzione dovuta all’inquinamento è di 6,6 mesi e al Sud e nelle Isole di 5,7 mesi. In un’ottica nazionale l’accorciamento medio dell’aspettativa di vita è di 10 mesi. La maglia nera spetta alla Lombardia con 164 decessi attribuibili ai PM2,5 ogni 100mila residenti. Seguono, nettamente distaccate, l’Emilia Romagna e il Veneto con tassi, rispettivamente, di 124 e 111 decessi ogni 100mila abitanti.

Il rapporto Viias disegna due scenari ottimistici per il 2020: nel primo si auspica il rispetto dei limiti di legge, nel secondo una diminuzione del 20% degli inquinanti. In entrambi i casi si salverebbero fra le 10mila e le 20mila vite l’anno.

Via | Corriere

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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