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Francia, piante carnivore contro i calabroni asiatici

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I calabroni asiatici possono essere contrastati “naturalmente” grazie a delle piante carnivore. A ideare questa strategia di contrasto “alternativa” è stato il Jardin des plantes di Nantes che ha fatto un interessante scoperta che potrebbe essere molto utile per gli apicoltori di tutto il mondo.

Aprendo una delle foglie dalla sommità porpora della Sarracenia, Romaric Perrocheau, direttore del giardino di Nantes vi ha trovato un esemplare di calabrone asiatico. Attirato dal nettare e dai ferormoni della pianta, il calabrone è entrato nel lungo tubo della foglia e una volta scivolato al suo interno è stato mangiato dai succhi digestivi.

Dopo avere scoperto diversi esemplari, Perrocheau ha deciso di studiare il fenomeno con un entomologo del Museo di storia naturale locale. In ognuna delle piante sono stati trovati mediamente tre calabroni e tre mosche, ma non vespe, api o calabroni europei. Queste piante carnivore originarie del nord America, potrebbero dunque contrastare i calabroni asiatici anche se va detto che ogni sarracenia può contenere da dieci a quindici urne e attirare circa 50 insetti, mentre in un nido di calabroni gli esemplari sono circa 4mila.

Le ricerche sono tutt’altro che finite. Ora si proverà a capire quali sono le molecole liberate nell’atmosfera che attirano i calabroni, un lavoro tutt’altro che semplice che potrebbe durare anche un anno. L’obiettivo è di trovare una super-molecola da poter usare come esca per attirare questa specie aliena che rappresenta una minaccia per l’apicoltura. Il calabrone asiatico (Vespa velutina nigrithorax) è originario della regione di Shanghai ed è stato trovato in Europa all’inizio del secolo. Oltre ad essere presente nel 70% del territorio francese, si trova anche in Italia, Belgio, Germania, Portogallo e Spagna. Fino a ora non è stato trovato alc un mezzo di eradicazione, ecco perché la scoperta francese è così importante.

Via | Le Monde

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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