La decisione di cambiare nome al Monte McKinley – il più alto degli Stati Uniti (6.100 metri), situato in Alaska – ha provocato non pochi malcontenti. Era inevitabile: la montagna era intitolata a William McKinley, 25° presidente USA sul finire del 1800. Curiosità vuole che tra gli scontenti, però, non ci siano coloro i quali dovrebbero essere più interessati alla questione, gli abitanti dell’Alaska.
Il malcontento si registra infatti soprattutto nell’Ohio, stato del quale McKinley era originario, e tra i politici repubblicani. Le ragioni dei primi possiamo comprenderle, le ragioni dei secondi le spiega l’Atlantic in un bel pezzo: la sensazione di alcuni tra i repubblicani più conservatori è che l’America di Obama, primo presidente nero, non sia più la loro; sia un paese che sta cambiando, lasciandosi alle spalle alcune tradizioni, in cui non si riconoscono più. Il fatto che si privi una montagna del nome di un presidente è solo l’ennesimo segnale.
Tanto più che il nome che andrà a sostituire quello precedente è in verità il nome originario, quello che i nativi avevano attribuito: Denali. Che sta a significare “quello alto”. D’altra parte i nomi dei nativi americani di ogni latitudine erano sempre di questo tipo, per cui non c’è da stupirsi; di sicuro ci avevano visto particolarmente giusto, visto che il Monte McKinley/Denali è davvero quello alto, anzi quello più alto.
McKinley (il presidente) invece con l’Alaska non c’azzeccava molto, non l’aveva mai visitata e all’epoca della sua presidenza non era ancora nemmeno uno stato. C’è di più, il nome non era neanche stato assegnato come onorificenza – come omaggio a un presidente finito ucciso come Kennedy o Lincoln e veterano della Guerra Civile americana; ma come un atto di trollaggio (la storia viene spiegata qui, sempre dall’Atlantic).
Infine, già da qualche tempo il parco naturale che ospita la vetta era stato ribattezzato Denali, adesso riprende il nome originario anche il monte.
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