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Legambiente: “Il Governo Renzi ha affossato le energie rinnovabili”

Quando ancora non era presidente del Consiglio, ma soltanto il sindaco di Firenze candidato alle primarie del Partito Democratico, Matteo Renzi parlava spesso e volentieri di modernizzazione del Paese, di green economy e di energie rinnovabili. “La green economy è strumento essenziale per far ripartire il Paese” diceva proprio qualche giorno prima di essere eletto segretario del Pd.

A quasi due anni da quelle promesse e a 19 mesi dal suo insediamento a Palazzo Chigi, Matteo Renzi non ha mantenuto nessuno dei suoi proponimenti. Anzi, le sue scelte in campo energetico sono state orientate verso la valorizzazione delle energie da fonti fossili.

Insomma l’Italia di Renzi ha fatto numerosi passi indietro disincentivando le energie pulite. Dai 10663 megawatt di fotovoltaico ed eolico installati nel 2011 si è passati ai 733 megawatt installati nel 2014. Alcuni provvedimenti dei governi Monti, Letta e Renzi hanno “penalizzato le fonti verdi a vantaggio di quelle tradizionali e dei grandi gruppi dell’energia”. La denuncia arriva da Legambiente che nel dossier Stop alle rinnovabili in Italia denuncia il crollo delle nuove installazioni, proprio in un momento in cui il baricentro delle politiche energetiche andrebbe spostato sulle fonti pulite.

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Nel 2014 le fonti rinnovabili hanno garantito oltre il 38% dei consumi elettrici, con un balzo impressionante rispetto a dieci anni prima, quando eravamo al 15,4%. Nel solare l’Italia vanta addirittura un record mondiale di produzione rispetto ai consumi complessivi. Eppure, invece di esaltare questo successo che testimonia l’affidabilità di queste tecnologie, e di promuoverle in modo da diminuire la nostra dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti, si è scelto di porre un blocco. A motivare questa scelta è l’impatto che le rinnovabili hanno avuto sulla produzione elettrica italiana, che è stato tale da determinare, assieme alla riduzione dei consumi dovuti alla crisi economica e all’aumento dell’efficienza, la crisi delle vecchie e inquinanti centrali termoelettriche, portando alla chiusura di decine di impianti. Invece di sfruttare positivamente questo dato, il Governo Renzi e l’Autorità per l’energia si sono mosse solo per salvare il vecchio sistema, ancorato su alcuni grandi gruppi e centrali da fonti fossili. ASSURDO,

si legge nell’introduzione al rapporto presentato a pochi giorni dalla COP21 di Parigi.

Nel suo documento Legambiente ricorda come le previsioni per il 2015 siano negative, numeri che arresteranno il trend che negli ultimi anni aveva visto la riduzione dell’import di fonti fossili, del prezzo dell’energia elettrica e delle emissioni dei gas serra.

Secondo Legambiente i Governi Monti, Letta e soprattutto Renzi si sono contraddistinti per provvedimenti a senso unico, orientati a privilegiare i modelli del passato, specialmente il presidente del Consiglio in carica avrebbe palesato “un accanimento ancora più accentuato dei suoi predecessori nei confronti delle energie pulite”.

Legambiente elenca alcuni dei provvedimenti che hanno penalizzato il settore:
1) il decreto intervenuto retroattivamente sugli incentivi;
2) le tasse per l’autoproduzione da fonti rinnovabili;
3) il decreto di incentivi alle rinnovabili non elettriche;
4) il blocco di provvedimenti a costo zero che aiutavano le rinnovabili solamente con la semplificazione delle procedure e con “il via libera all’autoproduzione e allo scambio della produzione da rinnovabili con la rete”.

Uno degli aspetti più contraddittori resta il tema degli interventi off shore: mentre le trivellazioni del fondo marino alla ricerca di petrolio e gas sono stati liberalizzati, gli interventi dell’eolico marino restano bloccati. Inutile negare l’evidenza dei fatti: negli ultimi dieci anni nessun presidente del Consiglio ha mai sostenuto il vecchio modello energetico più del “giovane” Renzi.

La domanda sorge spontanea: quale Italia racconterà a Parigi, fra qualche giorno?

Infografica | Legambiente

Via | Legambiente

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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