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Tunisia, olivicoltura a rischio per il riscaldamento globale

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La produzione dell’olio d’oliva è la più importante risorsa dell’agricoltura della Tunisia. Quest’anno il paese nordafricano potrebbe diventare il principale esportatore mondiale di olio d’oliva grazie a una produzione da record, ma quello di questo felice 2015 potrebbe essere un picco destinato a una parabola irreversibilmente discensionale.

Attualmente sono 390mila le persone occupate nella produzione olivicola tunisina e il prodotto partecipa per il 5% alle esportazioni del Paese. Nel 2015 la produzione è stata di 340mila tonnellate di olio d’oliva, con un ritorno di un miliardo di euro.

Nonostante la prossimità al deserto del Sahara, gli 80 milioni di ulivi del Paese si dissetano e sopravvivono grazie alle piogge. Il global warming produce un aumento delle temperature e una riduzione delle precipitazioni: se il trend dovesse proseguire, entro il 2050 la produzione potrebbe essere addirittura dimezzata.

Il governo di Tunisi sta cercando di correre ai ripari favorendo la creazione di nuove piantagioni nelle zone più favorevoli del Paese e la costruzione di canalizzazioni irrigue e incentivando i coltivatori all’utilizzo delle varietà locali più resistenti all’aridità.

L’Italia è uno dei principali mercati per l’olio tunisino: dopo il pessimo raccolto del 2014, infatti, l’incremento dell’import di olio dalla Tunisia nei primi tre mesi del 2015 era stato del 681%.

Foto | Mazzocco

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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