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Moria api: in Francia aumenta l’utilizzo dei neonicotinoidi

La Francia sembra essersi accorta, prima di molti altri Paesi, della necessità di limitare l’utilizzo dei neonicotinoidi in agricoltura. Perché? Molto semplice: perché in gioco c’è la sopravvivenza delle api e, quindi, dell’agricoltura tutta, come dimostrano le surreali immagini degli “impollinatori” cinesi.

Dopo la moratoria europea sui pesticidi killer di api e farfalle (datata 2013) l’utilizzo dei cinque principali pesticidi (acetamiprid , clothianidin , thiamethoxam , imidacloprid , tiacloprid) è passato dalle 387 tonnellate del 2013 alle 508 tonnellate del 2014. Nonostante la moratoria l’aumento è stato del 31% in un anno. I dati 2015 non sono ancora stati resi disponibili dalla direzione generale dell’alimentazione del Ministero dell’Agricoltura.

Gilles Lanio, presidente della Union nationale de l’apiculture française, ha qualcosa da ridire sullo scarico di responsabilità da parte del Ministro dell’Agricolutura Stéphane Le Foll:

“Quando veniamo ricevuti al ministero, ci viene detto che gli agricoltori fanno dei grandi sforzi e che la mortalità delle api sono causate anche dalle nostre attività. Le cifre mostrano che questo è completamente falso. Quanto alla trasparenza non ce n’è, nonostante le promesse”.

La disputa sui neonicotinoidi è in corso all’Assemblea Nazionale e al Senato dove dopo l’esame del progetto di legge per la riconquista della biodiversità, della natura e del paesaggio, la Camera alta ha deciso per l’interdizione totale di tutti i neonicotinoidi a partire dal 2018. Un punto a favore degli apicoltori. E in Europa si guarda con interesse a cosa sta accadendo in Francia.

Via | Le Monde

Foto | Mazzocco

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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