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Poverty Inc., quando le cause umanitarie diventano un business

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Qual è il modo giusto per aiutare? Le ong che operano in campo umanitario fanno realmente il bene dei Paesi in via di sviluppo? Poverty Inc., documentario di Michael Matheson Miller in concorso nella sezione One Hour di Cinemambiente, mostra il lato oscuro delle ong, il paternalismo assistenzialista che si perpetua dal Secondo Dopoguerra e che si è trasformato in un’economia di scala sempre più articolata e strutturata.

Il teorema da cui parte Miller è il seguente: chi detiene il potere vuole continuare a detenerlo lasciando in uno stato di sudditanza i più deboli. Ma il modello degli aiuti umanitari non funziona e sono in molti – sia fra gli aiutanti che fra gli aiutati – a ritenere che si debba cambiare registro passando dal paternalismo a forme di partnership.

Uno degli esempi più concreti fatti da Miller è quello del terremoto di Haiti e di come il riso inviato dagli Stati Uniti (anche per compiacere le lobby agricole a stelle e strisce) abbia annichilito l’economia locale. Se prima il riso era un alimento che ci si poteva concedere due tre volte a settimana, ora gli haitiani lo mangiano anche tre volte al giorno. Un bene? Assolutamente no, come ripetono in molti. La risicoltura, una delle risorse del Paese, è stata annientata.

Analogo è il discorso di un imprenditore del settore fotovoltaico che ha visto ridursi il proprio giro d’affari del 90% da quando gli Stati Uniti hanno iniziato a mandare i loro pannelli solari. Buona parte del film si svolge ad Haiti, Paese nel quale, dopo il terremoto, sono presenti 16mila ong, ma il documentario di Miller visita una ventina di altri Paesi (Sudafrica, Ghana, Perù e Kenya fra gli altri) in cui il povero non è più trattato come un soggetto ma come un oggetto degli aiuti.

Se si esce dalla logica della povertà, l’industria degli aiuti umanitari diventa obsoleta, così come il modello neocolonialista a essa connesso. Coperto dalla retorica della generosità (con i vip come Bono e Angelina Jolie a fare da megafoni) il business degli aiuti umanitari alimenta soprattutto se stesso. La soluzione? Creare partnership che permettano ai Paesi in via di sviluppo di creare le proprie strutture, di consolidare le proprie competenze e di agire in totale autonomia.

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Via | Cinemambiente

Davide Mazzocco

Giornalista e saggista, attivo sul web dal 2000 ha collaborato con numerose testate fra cui L'Unità, Narcomafie, La Nuova Ecologia, Slow Food, Terra, Alp, Ciclismo, Sport Week, Extratorino, Suden e Cinecritica. Fra i suoi libri più noti vi sono "Propaganda Pop", "Giornalismo online", "Giornalismo digitale" e "Storia del ciclismo". Ha co-diretto il documentario "Benvenuto Mister Zimmerman".

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