Per rispettare gli impegni presi alla Cop21, la Corea del Sud chiuderà 10 centrali a carbone entro il 2025: 8 saranno chiuse definitivamente, mentre 2 saranno convertite a biomassa.
Sembrerebbe una buona notizia, peccato che a fronte di un consistente investimento sulle rinnovabili (37 miliardi per le fonti pulite entro il 2020) e all’obiettivo di un taglio del 24% delle polveri sottili entro il 2030 (rispetto al 2015), la Corea del Sud non prevede affatto di abbandonare il carbone che rappresenta attualmente il 40% del mix energetico del paese.
Contemporaneamente all’annuncio dell’impegno per chiudere le centrali a carbone, il ministero dell’Energia sudcoreano ha annunciato di voler spendere 9 miliardi di dollari per la manutenzione e l’ammodernamento degli impianti a carbone esistenti (43, di cui 8 risalenti a 20 anni fa).
Ma l’aspetto più grottesco della vicenda è che la Corea del Sud ha annunciato di voler costruire 20 nuove centrali a carbone.
La Corea del Sud è il quarto importatore al mondo di carbone e dopo il crollo del 70% rispetto al picco del 2008 questa materia prima è diventata estremamente conveniente. Ed ecco che, ancora una volta, le ragioni del portafoglio hanno la meglio su quelle della natura.
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