Terremoto: agricoltura in ginocchio e danni ad allevamenti

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Il terremoto che ha colpito il centro Italia, zona alto Lazio, Umbria e Marche, non ha ha risparmiato nulla e nessuno: nemmeno campi coltivati e animali sono stati “graziati”. Il sisma ha di fatto messo in ginocchio l’agricoltura e soprattutto gli allevamenti e le conseguenze rischiano di essere drammatiche per l’intera economia della zona.

Ad Amatrice il 90% delle stalle sono danneggiate con crolli in un territorio dove vivono 2800 pecore e 3000 mucche. Molti animali sono morti, tanti sono rimasti feriti altri sono scappati per la paura. Sono necessari per far sopravvivere gli animali acqua potabile, mangimi, generatori di corrente, refrigeratori, carrelli per la mungitura, pali e filo elettrificato per le recinzioni come racconta Antonio Di Marco di Coldiretti:

“E’ un disastro, gli animali sono scappati, hanno sfondato i cancelli, ma questo è un disastro relativo, il vero disastro sono le persone che sono morte […] Qui ci è rimasta solo l’agricoltura, noi possiamo ritenerci fortunati, rimettiamo in piedi la stalla e produciamo il latte e lo vendiamo. Ma un bar e un ristorante che possono fare? E’ finita, ma c’è rimasto questo, cerchiamo di rimetterlo in piedi, perchè se ce ne andiamo noi è finita […] Mi rendo conto che è giusto che prima si salvano le persone e poi si provvede per le aziende, ma fa rabbia vedere che ci sono mille persone che potrebbero anche rimettere in funzione questa stalla e quella di tanti altri, questa è vergogna.”

Lo stress provocato dalle scosse avrebbe inoltre causato un crollo della produzione di latte. La voglia di ricominciare, di non lasciare la terra, si mischia dunque all’impotenza di fronte alla difficoltà dei soccorsi e degli aiuti e alla consapevolezza che la zona è ad alto rischio sismico.

A.S.

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