Students march to protest against the slowness in the progress of the education reform in Santiago, on April 21, 2016. / AFP / CLAUDIO REYES (Photo credit should read CLAUDIO REYES/AFP/Getty Images)
Migliaia di persone sono scese in piazza a Santiago del Cile per chiedere lo stop alla privatizzazione dell’acqua. Nel paese sudamericano il 74% delle persone chiede che l’acqua torni a essere un bene pubblico.
Da alcuni anni in Cile è in atto una crisi idrica, tanto che nel 2012 è stato fondato il Movimiento por la Recuperaciòn del Agua y la Vida che è ancora oggi l’anima delle proteste. Le proteste di questi giorni sono finalizzate a far sentire la pressione dell’opinione pubblica al Parlamento chiamato a votare un pacchetto di riforme che include il ritorno all’acqua pubblica e la priorità al consumo umano rispetto a quello commerciale e industriale.
La situazione è critica e si stima che entro il 2070 la disponibilità d’acqua per la capitale Santiago diminuirà del 40%: le temperature medie sono in costante aumento e i ghiacciai andini si stanno ritirando. La compagnia Aguas Andinas che serve Santiago vende l’acqua a 6 milioni di cittadini di Santiago (sui 7,2 milioni totali) al prezzo più alto di tutto il Sudamerica. Si tratta dell’eredità del processo di privatizzazione iniziato da Pinochet nel 1981, in seguito alle richieste della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.
Via | The Guardian
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