A margine del G20 di Amburgo, terminato sabato scorso, Greenpeace Germania ha presentato uno studio realizzato dall’università di Lappeenranta, in Finlandia, che dimostra che tra pochissimi anni (già dal 2030, cioè tra appena 13 anni), la produzione di energia elettrica con il costo più basso sarà quella da rinnovabili. Greenpeace ha chiesto agli studiosi di analizzare il cosiddetto LCOE di tutte le fonti di produzione di energia elettrica, cioè il levelized cost of electricity (costo dell’elettricità per fonte).
Nel calcolo del LCOE rientrano tutti i fattori che possono influire sul costo finale del kWh prodotto con una determinata fonte: l’ammortizzazione del capitale finanziario necessario per costruire l’impianto, il ritorno sull’investimento, il costo operativo dell’impianto, i prezzi del combustibile, i costi di manutenzione dell’impianto.
A questi costì Greenpeace ha chiesto di aggiungere i costi esterni, come quelli derivanti dall’inquinamento e dal suo impatto sui sistemi sanitari dei vari paesi. Inoltre, non sono stati considerati i sussidi pubblici alle rinnovabili né quelli al nucleare e alle fossili.
I dati raccolti si riferiscono ai paesi del G20, cioè i venti paesi più industrializzati del mondo, quindi anche all’Italia. Nello specifico, secondo gli studiosi finlandesi, ecco la situazione italiana oggi:
Ecco, invece, lo scenario al 2030:
Gli scenari al 2030 variano da paese a paese: nel nord Europa, ovviamente, sarà molto più competitivo l’eolico che non il fotovoltaico visto il clima specifico. Ma il dato relativo all’intero comparto delle rinnovabili sarà molto simile in tutti i paesi del G20: entro la fine del prossimo decennio le energie rinnovabili costeranno meno di nucleare e fossili.
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Facendo, quindi, una media dei costi LCOE relativa ai paesi della Unione Europea, questi saranno i costi nel 2030 produrre elettricità da:
Credit immagini: Greenpeace
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