L’inquinamento da amianto è un grave problema ecologico anche per l’Italia che, dopo i danni del passato, cerca di correre ai ripari, per bonificare i siti a rischio, con una strategia ben pianificata, che supera la logica delle emergenze, trattandosi di una piaga cronica.
La questione non è recente e si trascina da anni, ma ora (per fortuna) si sta cambiando passo. Un approccio innovativo e più incisivo rispetto al passato si impone al dovere di chi amministra: tutti ormai sappiamo quanto l’inquinamento legato a questo materiale fibroso abbia un impatto infelice sulla salute pubblica, con gravi malattie come il mesotelioma pleurico.
Nel bilancio dell’Italia sono stati destinati 385 milioni di euro alla bonifica dall’amianto negli edifici pubblici. La misura, che rientra in un piano operativo approvato dal CIPE nel 2016, è stata adottata dalla competente direzione generale del Ministero dell’Ambiente.
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L’impegno delle istituzioni è quello di risolvere progressivamente il problema e, magari, di cancellarlo a 360 gradi, nei tempi più stretti, usando tutti gli strumenti a disposizione, evitando anche l’insorgenza di forme di pericolosa assuefazione al dramma.
Parlando dello spinoso tema, durante il Question Time di ieri alla Camera dei Deputati, il ministro dell’ambiente Sergo Costa si è espresso in questi termini: “Abbiamo definito il primo Piano di bonifica amianto, sbloccando i 385 milioni di euro dei fondi Cipe destinati in particolare a togliere l’amianto dagli edifici scolastici e dagli ospedali. In Italia ci sono circa 400 norme affastellate tra loro che riguardano la materia, circa 2400 scuole con amianto e 32 milioni di tonnellate di materiale cancerogeno ancora da bonificare. Ecco perché abbiamo costituito un gruppo di lavoro, presieduto da uno dei massimi esperti sull’argomento, l’ex Procuratore Raffaele Guariniello. L’obiettivo è l’amianto zero. Questa è la visione sulla quale ci stiamo spingendo“.
Fonte | Ministero dell’Ambiente
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