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È ufficiale, arrivano rimborsi fino a 1700 euro: ecco chi può festeggiare

Un bonus economico automatico fino a 1700 euro riconosciuto ai lavoratori sottoposti a stress prolungato: ecco cosa ha stabilito la Cassazione e chi rientra nella misura.

A partire da giugno 2025, i lavoratori che abbiano svolto attività in ambienti considerati stressanti o lesivi della salute psicofisica potranno ricevere un rimborso economico statale fino a 1700 euro, accreditato direttamente sul conto corrente. Il meccanismo, già confermato in via giurisprudenziale dalla Corte di Cassazione, non prevede procedure complesse né l’obbligo di avviare una causa per mobbing.

Il riconoscimento del diritto avviene sulla base del semplice rapporto di lavoro, purché il lavoratore riesca a documentare una situazione di disagio prolungato nel contesto aziendale. L’iniziativa interessa in primo luogo i settori mobilità, trasporti e comparti operativi ad alta pressione, ma potrà riguardare anche altri ambiti professionali in cui i contratti collettivi nazionali non garantiscono piena tutela.

La norma introduce un principio fondamentale: non è necessario dimostrare l’intento persecutorio del datore di lavoro. È sufficiente attestare condizioni nocive sul piano psichico o organizzativo, spesso riconducibili a una gestione inadeguata delle risorse umane. Il provvedimento nasce per rispondere a una crescente domanda di giustizia lavorativa, che negli ultimi anni ha portato all’emersione di fenomeni come straining e burnout nei luoghi di lavoro.

Il ruolo della Cassazione e la definizione di straining

L’articolo 2087 del Codice Civile obbliga ogni datore a tutelare la salute dei propri dipendenti. Quando questo obbligo viene eluso, anche senza episodi riconducibili al mobbing classico, il lavoratore ha diritto a un risarcimento.

La Corte di Cassazione, in una recente sentenza, ha riconosciuto che non serve dimostrare un comportamento ossessivo o molesto per accedere al rimborso. È sufficiente provare la presenza di un disagio lavorativo continuativo, anche in forma di straining, ovvero pressioni psicologiche non intenzionali ma persistenti nel tempo.

Rimborso riconosciuto anche senza denuncia formale – ecoblog.it

Questa lettura giuridica ha permesso a decine di casi precedenti di ottenere un risarcimento anche senza prove dirette, ampliando la platea dei potenziali beneficiari. I settori maggiormente esposti includono mansioni dove i ritmi operativi sono serrati, le pause ridotte, le responsabilità elevate, o dove è presente una gestione conflittuale del personale.

Il rimborso potrà quindi essere riconosciuto a chi ha lavorato in condizioni di forte carico emotivo o fisico, a prescindere dalla volontarietà del danno arrecato. Si tratta di una forma di tutela avanzata, che agisce sul piano economico senza richiedere passaggi giudiziari articolati.

Come ottenere il bonus e quali documenti servono

Per accedere alla misura, non è necessario avviare una causa legale, ma bisogna dimostrare l’esistenza del rapporto lavorativo e documentare la condizione di disagio. Le prove possono includere buste paga, contratti, dichiarazioni sindacali, o anche email aziendali che dimostrino un contesto critico.

In fase di istruttoria sarà valutata la gravità dell’ambiente lavorativo, i carichi assegnati e l’eventuale impatto sulla salute del dipendente. L’erogazione avverrà in un’unica soluzione e potrà raggiungere i 1700 euro, sulla base delle condizioni specifiche del caso.

Chi intende presentare domanda può rivolgersi a un patronato o sindacato, ma anche agire in autonomia se in possesso della documentazione necessaria. In alcuni casi, non sarà neppure richiesto un contatto diretto con il datore, poiché la procedura potrà essere attivata tramite canali istituzionali standardizzati.

La misura risponde alla necessità crescente di prevenzione dei danni da stress lavorativo, offrendo uno strumento pratico per compensare situazioni che, pur senza sfociare in mobbing, risultano comunque lesive e penalizzanti per la dignità professionale.

Con l’attivazione prevista a partire da giugno, si attende ora una circolare esplicativa da parte del Ministero del Lavoro, che dovrà stabilire modalità tecniche e tempistiche operative. Restano centrali la prova documentale e la capacità di ricostruire una situazione oggettiva di disagio, anche in assenza di testimonianze dirette o perizie psicologiche.

Fabio Belmonte

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