Doping genetico: la Wada accelera i tempi della ricerca

Atleti geneticamente modificati. Virus utilizzati come veicoli di terapie geniche. La nuova frontiera del doping apre scenari inquietanti. E all’Università di Canberra si lavora per scoprire un metodo antidoping efficace prima che il fenomeno dilaghi 

La Wada accelera i tempi della ricerca sul doping genetico, la truffa del futuro molto prossimo, forse del presente, quella che con un’iniezione di materiale genetico nel corpo umano (usando un virus controllato come veicolo) può trasformare un velocista in un atleta di resistenza, un quattrocentista in un maratoneta. Mentre in Francia si parla di cancellare un decennio di scorribande chimiche, togliendo dall’albo d’oro della Grande Boucle persino Marco Pantani, mentre Lance Armstrong dice che non si può vincere il Tour de France senza doping e nessuno, ma proprio nessuno, visti i precedenti, sembra essere in grado di sostenere un contraddittorio men che fideistico sul tema, gli scienziati dell’Università di Canberra sono al lavoro nel tentativo di sviluppare un test che possa verificare, anche in un periodo di tempo piuttosto lungo, pratiche di doping genetico.

D’altronde è proprio in Australia che nel 2000 si scoprì, per la prima volta, il metodo per scoprire l’utilizzo di eritropoietina dall’esame delle urine.

Ora la sfida è decisamente più complessa. La terapia genica è utilizzata per aumentare il numero di globuli rossi nel sangue, ma come spesso è accaduto nell’ultimo quarto di secolo (quando si è aperta l’era dell’Epo) la medicina e le soluzioni terapeutiche ci mettono poco a diventare doping. Già nel 2008 si parlò di possibili pratiche di doping genetico in vista delle Olimpiadi di Pechino, ma fino ad oggi non è stato ancora trovato un metodo certo per smascherare gli atleti geneticamente modificati.

Con un finanziamento di 250mila dollari australiani da parte del governo australiano il dottor Michelle Gahan e il professore di immunologia Ian Ramshaw stanno portando avanti un progetto per sviluppare un test antidoping affidabile che individui un modello di espressione genica e l’eventuale interferenza di agenti dopanti.

Del team di lavoro fanno parte anche Sudha Rao, Simon Easteal e Daniel Eichner del Laboratorio di Ricerca e test di Medicina Sportiva di Salt Lake City. Lo studio sarà condotto utilizzando apparecchiature di sequenziamento genico all’Università di Canberra e all’Australian National University.

Via | Blue Mountains Gazette

Foto © Getty Images

 

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