Brutale esecuzione per l'orso marsicano Stefano nel Parco Nazionale d'Abruzzo

L'orso marsicano di nome Stefano è stato ucciso a colpi di fucile ieri. L'Ente parco: "brutale assassinio"

Aggiornamento 9 luglio, ore 16 - Così il ministro dell'Ambiente Andrea Orlando sull'uccisione dell'orso bruno marsicano Stefano avvenuta domenica:

"Come ministero dell'Ambiente faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità affinché gli autori di questo vergognoso atto vengano al più presto identificati e puniti come meritano. Dichiariamo guerra aperta al bracconaggio."

Sul Monte Marrone, lungo il versante molisano del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, è finita ieri la vita di Stefano, uno dei meravigliosi esemplari di orso bruno marsicano, una specie in via di estinzione, che popolano l'immensa oasi verde protetta del centro Italia.

La notizia è stata data dall'Ente parco, che ha anche annunciato una denuncia contro ignoti che verrà presentata alla procura di Isernia nei prossimi giorni: Stefano, portato all'Istituto zooprofilattico e all'Università di Teramo per accertarne le cause della morte, sarebbe infatti stato ucciso a fucilate da alcuni bracconieri.

Sono infatti state ritrovate tre pallottole, di cui una alla testa: una vera e propria esecuzione secondo l'Ente parco ed il WWF, che hanno sottolineato anche come le tre ogive fossero differenti, cosa che fa presupporre siano state esplose da armi diverse (e quindi da più bracconieri). La carcassa dell'animale era stata segnalata già domenica mattina da alcuni turisti e, nelle prime ore, l'ipotesi più gettonata per la morte di Stefano era l'avvelenamento.

Le prime risultanze dei rilievi radiografici restituiscono uno scenario drammatico, cui l'Ente parco, il Ministero dell'Ambiente e le Regioni in cui è situato il Parco Nazionale devono assolutamente porre rimedio: gli orsi marsicani, simbolo proprio di quest'area protetta, sono oramai una sessantina e rappresentano nondimeno "l'attrazione" principale per turisti ed esploratori.

"Un danno enorme inferto alla natura che va anche contro gli interessi delle stesse popolazioni del Parco, che chiedono la conservazione rigida di questo animale, fonte di ricchezza poiché induce un flusso turistico di notevole importanza economica."

scrive l'Ente parco in un comunicato. Il WWF invece si appella alla Presidenza del Consiglio, chiedendo maggiori controlli, maggior tutela e sopratutto pene più severe per i bracconieri:

"È inaccettabile che nel 2013 si spari ad un orso bruno marsicano, specie protetta a livello europeo che vive negli Appennini in poche decine di esemplari. Ed è ancora più inaccettabile che questo avvenga all’interno di un’area naturale protetta come il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Chiediamo al Presidente del Consiglio Letta di intervenire immediatamente per tutelare un patrimonio di inestimabile valore, creando un coordinamento con i ministri competenti per indagare velocemente e con efficacia sui colpevoli di questo gravissimo reato, con l’aiuto dei nuclei investigativi del Corpo Forestale. Questo reato non può essere lasciato impunito così come i numerosi casi già avvenuti negli anni passati."

Sulla stessa lunghezza d'onda anche Angelo Bonelli dei Verdi, che ha chiesto un intervento urgente del Ministro dell'ambiente Andrea Orlando e la creazione di una task-force governativa.

Le preoccupazioni degli ambientalisti sono tutte sull'impunità per questo crimine inutile ed efferato: la memoria torna infatti indietro all'autunno 2007, con l'uccisione dell'orso Bernardo altri due plantigradi, un caso rimasto irrisolto. Come irrisolti sono i 18 casi di orsi uccisi a fucilate dal 1973, nonchè dei tanti trovati avvelenati, morti di inedia o coinvolti in incidenti stradali.

L'Ente Parco si riserva di fornire, nei prossimi giorni, altre importanti evidenze che dovessero manifestarsi dalla necroscopia dell'animale.

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