Procedura d'infrazione per l'Ilva: inquina troppo. Due mesi per rispondere

Tanto tuonò che piovve: l'Europa apre la procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia poiché l'Ilva non ha rispettato i limiti imposti per le emissioni industriali

E' ufficiale, da Bruxelles arriva la multa all'Italia per l'inquinamento messo in atto dall'Ilva. Ovviamente la terminologia della procedura è più articolata e riferisce Inchiostro Verde:

La Commissione “ha accertato” che Roma non garantisce che l’Ilva rispetti le prescrizioni Ue sulle emissioni industriali, con gravi conseguenze per salute e ambiente. Roma è ritenuta “inadempiente” anche sulla norma per la responsabilità ambientale. Oltre al mancato rispetto della direttiva Ipcc, con il conseguente inquinamento, “risulta che le autorità italiane non abbiano assicurato che il gestore dell’impianto Ilva Taranto prendesse le necessarie misure correttive o che sostenesse il costo di queste misure per affrontare il danno che è già stato prodotto”. La Commissione ha inviato all’Italia una lettera di messa in mora, concedendole due mesi per rispondere.

La procedura si è materializzata lo scorso 30 luglio allorché alle autorità italiane, ovvero al Ministero per l'Ambiente e al commissario Enrico Bondi l'Europa aveva chiesto conto delle emissioni industriali dell'Ilva. Ebbene la risposta a Bruxelles era attesa per il 29 luglio, ma è stata presentata il giorno dopo. Sono dunque state valutate insufficienti e l'epilogo appunto è l'apertura della procedura d'infrazione che tradotta vorrà dire una multa salatissima per l'Italia. La questione è però effettivamente poco evidenziata anche sullo stesso sito del Garante dell'Aia dove è visibile la richiesta inoltrata dalla Commissione europea per ottenere ulteriori informazioni inviata l'8 luglio all'Italia con scadenza 29 luglio.

Di cosa sia accaduto dopo non vi è traccia per i cittadini, nonostante le richieste dell'on. Arianna Spessotto, deputato del M5S.

Via | Inchiostro Verde

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