Supermercati che sfruttano i braccianti agricoli in Puglia, ma la Coop si dissocia

Ha fatto molto scalpore il reportage sulla schiavitù e il caporalato nella campagne pugliesi andato in onda su France 2. Yvan Sagnet l'immigrato che condusse la ribellione al caporalato nel 2011 accusa anche l'italiana Coop che respinge le accuse per i suoi prodotti

a:2:{s:5:"pages";a:2:{i:1;s:0:"";i:2;s:65:"La Coop si dissocia per i suoi prodotti dall'accusa di schiavitù";}s:7:"content";a:2:{i:1;s:3943:"

Caporalato e schiavitù dei braccianti agricoli, spesso migranti e clandestini: un'inchiesta francese mette il dito nella piaga di quanto accade nelle campagne pugliesi e di come la schiavitù tenga i prezzi bassi del cibo nei supermercati francesi. Il reportage Les recoltes de la honte (I raccolti della vergogna) realizzato da France 2 per la trasmissione Cash investigation mandato in onda il 18 settembre sulla tv francese ha indagato sul prezzo basso degli alimenti e sul perché ci sia molto da nascondere e poco da mostrare. Oltre ai pomodori e alla loro filiera di produzione che si basa sulla schiavitù in Puglia è stata analizzata anche l filiera di produzione e distribuzione e banane e le pesche. La notizia è stata prontamente diffusa dal blog Senza confini. Ma dopo l'intervista fatta da La Repubblica a Yvan Sagnet, delegato sindacale della Cgil che è stato consulente del reportage e che guidò nel 2011 la rivolta dei migranti contro il capolarato nelle campagne di Nardò la grande distribuzione accusata di schiavitù si arricchisce anche si un nome italiano: la Coop.

Il nome del marchio italiano della GdO non è citato nel reportage francese ma Yvan Sagnet dice:

L'unica cosa da fare è il boicottaggio nei confronti di quei supermercati che vendono prodotti raccolti dagli schiavi nelle campagne pugliesi. Facciamo i nomi si tratta di Auchan, Lidl, Carrefour e anche Coop, tutte grandi catene che hanno sui loro scaffali questi prodotti, ma c'è una contraddizione perché nei loro codici etici affermano chiaramente al rispetto dei diritti umani e dei lavoratori. Queste aziende stanno prendendo in giro i consumatori.

La Coop però ha immediatamente ribattuto (la risposta completa):

«I fornitori vengono selezionati in relazione alla loro capacità di adempiere a queste richieste, altrimenti vengono scartati e/o sospesi. E infatti nella campagna pomodoro 2012 e nel 2013 sono state sospese 5 aziende in sospetto di caporalato. In altri casi si è intervenuti in relazione ad erogazioni del salario non in linea con i contratti collettivi di lavoro.Questo il presidio esercitato da COOP Italia su alcune delle principali filiere di prodotti ortofrutticoli a marchio COOP».

Sia chiaro: in quasi tutto il cibo che gira nella GdO si nasconde lo sfruttamento della manodopera e dei braccianti agricoli. Lo scorso anno vi raccontammo storia del viaggio di un pomodoro dalla serra al supermercato che riguardava le immense serre in Spagna.

La questione ci pone dunque davanti la necessità che sia fatta corretta informazione circa i bassi prezzi di molti alimenti: ad esempio sappiamo perché la carne di pollo, tacchino o manzo costa così poco? Ci siamo mai chiesti in che condizioni sono allevati gli animali? In ogni caso la differenza la fanno in consumatori affidandosi a scelte di acquisto consapevole, il che vuol dire scegliere ad esempio marchi che appartengono al commercio equo e solidale, oppure piccole aziende di cui conosciamo la storia o che abbiamo imparato a conoscerla.

Sotto il video del reportage che dura un'ora e mezza e vi consiglio di vederlo. Nella versione si fa riferimento alla grande distribuzione di Carrefour, Leclerc, Lecasìno e Intermarche. Grande distribuzione francese.

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La Coop si dissocia per i suoi prodotti dall'accusa di schiavitù

Coop ritiene assolutamente gratuita e fuorviante la grave accusa lanciata nell’articolo e nel video allegato di Repubblica e si rende da subito disponibile a qualsiasi confronto relativo alle affermazioni fatte ed a rendere conto del proprio operato a riguardo.

Coop Italia fin dal 2005, prendendo spunto da una serie di presìdi sanitari effettuati dall’organizzazione internazionale no profit Medici senza Frontiere, ha avviato in loco un progetto di sensibilizzazione e controllo con l'obiettivo di individuare preventivamente le maggiori criticità, se e quando presenti, e di sanarle tempestivamente e a questo scopo ha realizzato diverse attività per coinvolgere e sensibilizzare tutte le figure della filiera.

Sono state stilate accurate analisi dei rischi, comprendenti le diverse aree di attività, le tipologie di prodotto, il livello di rischio legato all’utilizzo di mano d’opera non regolarizzata.

In base a queste analisi le aziende agricole firmano un documento di responsabilità dove accettano di rispettare i diritti del lavoro, rendere evidenti le assunzioni, i trattamenti salariali e la gestione dell’orario di lavoro. Le stesse sono a conoscenza del fatto che in caso di non conformità agli elementi sovra esposti possono essere sospese dalla fornitura della campagna. I fornitori vengono selezionati in relazione alla loro capacità di adempiere a queste richieste, altrimenti vengono scartati e/o sospesi. E infatti nella campagna pomodoro 2012 e nel 2013 sono state sospese 5 aziende in sospetto di caporalato. In altri casi si è intervenuti in relazione ad erogazioni del salario non in linea con i contratti collettivi di lavoro.

Questo il presidio esercitato da COOP Italia su alcune delle principali filiere di prodotti ortofrutticoli a marchio COOP. Questo è garantito da COOP sulle filiere di prodotti a proprio marchio che debbono esprimere ai soci e consumatori il massimo livello di garanzia riguardo ai valori ed ai principi di missione cooperativa.

A fronte di questa intensa attività anche per l’anno in corso si sono registrati miglioramenti significativi attinenti alle aziende agricole selezionate per la campagna 2013. Permangono tuttavia delle aree di miglioramento legate alla realizzazione di visite mediche di idoneità per i raccoglitori e, in casi più limitati, alla erogazione di Dispositivi di protezione individuale (scarpe antinfortunistiche, guanti, occhiali).

Praticamente risolte anche le inadempienze dovute alla presenza di buste paga, documento di valutazione dei rischi e formazione degli addetti.

Per quanto riguarda i prodotti non a proprio marchio, Coop richiede il rispetto delle normative vigenti sancito da un accordo di fornitura. In questi ambiti tuttavia non si possono escludere elementi di non rispetto dei diritti del lavoro, anche critici, poiché il livello di eticità delle filiere non è garantito da COOP ma dal marchio stesso o dal nome del produttore.

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