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Maschi di bufala lasciati morire nel casertano per tenere alta la produzione di mozzarella

L’associazione animalista Four Paws international diffonde le immagini dei vitelli di bufala maschi uccisi poco dopo la nascita poiché non utili alla produzione lattiero-casearia della mozzarella

Una indagine condotta per due anni dall’associazione britannica tedesca e animalista Four Paws International ha messo in luce le falle nel sistema di allevamento delle bufale in Campania, e nella provincia di Caserta. Le immagini le potete vedere nel video e sono cruente e crudeli.

A diffondere la campagna in Italia è la LAV che riprende la richiesta di intervento da parte del ministero della Salute e del ministero per le Politiche Agricole di un piano straordinario di controlli:

negli allevamenti e nei caseifici che utilizzano bufale, al fine di perseguire con la massima severità gli illeciti documentati dall’investigazione, ma anche per far emergere tutta la verità circa l’alta crudeltà di un sistema d’allevamento che “usa e getta” i bufali e che ha trasformato le bufale in macchine da latte. Ci chiediamo come sia possibile che dietro un prodotto di presunta eccellenza come la mozzarella di bufala, possano essersi consolidate prassi così discutibili e con profili di illegalità che non vanno lasciati impuniti.

La protesta di Four Paws International è racchiusa in una petizione in cui si chiede ai responsabili del grandi supermercati UK di rivedere le forniture di mozzarella di bufala a favore della mozzarella di mucca, poiché la specialità del Made in Italy prodotta nel Meridione d’Italia (tra basso Lazio, Casertano, Foggiano e Salernitano) non tiene conto delle condizioni di benessere degli animali:

La carne di bufalo non è generalmente consumata e i vitelli maschi sono considerati un “indesiderato sottoprodotto” e sono quindi brutalmente uccisi con metodi illegali come martelli, annegamento nelle piscine di escrementi o lasciati morire di fame in un recinto di fronte a loro madri.

Gli animalisti di Four Paws International dimenticano un piccolo particolare, ovvero che la mozzarella di bufala campana è un prodotto D.O.P ovvero a Denominazione di Origine Protetta e regolamentato in seno all’Europa. Il costo più elevato a cui fanno riferimento, dunque, è anche dovuto alla necessità di ottenere questo alimento nelle zone di esclusiva produzione che partono dal basso Lazio, al casertano, al salernitano per virare fin su nel foggiano. Un’area dunque particolarmente estesa.

Il fenomeno dell’uccisione dei bufali maschi è noto e denunciato a più riprese non solo dalle associazioni animaliste ma dagli stessi organi preposti ai controlli tra cui il Corpo Forestale dello Stato. Proprio nel 2013 fu condotta dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere una imponente indagine che portò al sequestro e alla chiusura di 2 aziende di allevamento di bufale.

Sia chiaro comunque che ogni forma di allevamento di animali non rispecchia realtà edulcorate ma è carico di sofferenza e dolore come nel caso dei manzi, dei polli o dei maiali, giusto per citare i casi più eclatanti.

Anche in Italia è stata lanciata da tempo una petizione, per fermare le stragi dei bufalotti (così li chiamano gli allevatori di bufale) che però non ebbe il successo sperato.

Questi i fatti. Spero nelle prossime ore di sentire le repliche degli allevatori di bufale.

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