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Orso morto in Abruzzo: confessa il responsabile per la prima volta in Italia

C’è un indagato per la morte dell’orso in Abruzzo ucciso da un colpo di fucile

UPDATE ore 21:19
Ha confessato il 61enne di essere il responsabile della morte dell’orso marsicano avvenuta però accidentalmente. E’ la prima volta che in Italia si è riusciti a individuare il responsabile della morte di un orso. L’uomo che vive nel Comune di Pettorano sul Gizio è assistito dal suo avvocato e ha esposto spontaneamente le due dichiarazioni al pubblico ministero e alla Polizia Giudiziaria. Rischia da 4 mesi a 2 anni di reclusione. La confessione è giunta grazie al lavoro degli agenti del Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF) di l’Aquila che con la loro attività investigativa hanno portato l’uomo a rompere il silenzio.

C’è un indagato

C’è un indagato sospettato di essere il responsabile della morte dell’orso ritrovato ucciso nel comune di Pettorano sul Gizio (AQ) la scorsa settimana. Le analisi condotte sul corpo dell’animale dall’Istituto Zooprofilattico di Grosseto, hanno rivelato che l’orso marsicano è stato ucciso da una fucilata. Seguono dunque le indagini il Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale di L’Aquila su disposizione della Procura della Repubblica di Sulmona che ha iscritto nel registro degli indagati un uomo di 61 anni residente a Pettorano sul Gizio (AQ) a cui contesta i reati di uccisione di animale e violazione della legge sulla caccia. Ciò si potrebbe tradurre, come fa notare il WWF in una possibile ammenda tra i mille euro e i seimila euro e l’arresto da 3 mesi a un anno.

La Forestale ha eseguito ispezioni a casa dell’indagato e sono stati sequestrati sei fucili regolarmente dichiarati e munizioni. La Forestale rende noto che nei pressi dell’abitazione dell’uomo sono state rinvenute tracce del passaggio di un orso. Gli agenti hanno raccolto diversi reperti ora consegnati ai laboratori specializzati per le analisi. Le perquisizioni domiciliari però proseguiranno poiché l’indagato aveva subito alcuni giorni fa danni al pollaio.

Con questo orso salgono a 4 gli esemplari di plantigradi uccisi dall’inizio del 2014. Pettorano e zone limitrofe restano però frequentate da altri esemplari di orso e i responsabili del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise di dicono preoccupati poiché per tutelarli si renderà necessario rinforzare la presenza di agenti per evitare altre uccisioni.

Gian Luca Galletti ministro per l’Ambiente in un tweet fa sapere di seguire la questione e di aver richiesto continui aggiornamenti:

La situazione si ribadisce in un altro tweet pubblicato direttamente dal dicastero viene seguita con attenzione e anzi sono richieste azioni contro i bracconieri:

L’attenzione è alta dopo la morte dell’orsa Daniza nei boschi del Trentino che ha sollevato un coro di indignazione non solo da parte degli animalisti o sul web, ma anche da quanti hanno ritenuto la morte della mamma orsa assolutamente ingiusta e in circostanze ancora tutte da chiarire:

Si legge nel comunicato stampa da Parco Nazionale d’Abruzzo:

Ma oltre le azioni immediate – tra le quali ci auguriamo che le indagini per assicurare alla giustizia il responsabile dell’uccisione siano rapide ed efficaci – è necessario rendere più incisiva l’azione di tutela dell’orso con un rafforzamento della struttura del Parco, dove vive stabilmente la maggior parte degli orsi, con possibilità di intervenire anche all’esterno.

Scrive Donatella Bianchi presidente WWF nella sua lettera indirizzata al Presidente della Provincia autonoma di Trenso sul caso delle sanzioni deboli per chi uccide gli orsi:

Sulla recente uccisione dell’esemplare di Orso in Abruzzo (solo ultimo di una lunga serie di atti di bracconaggio) il WWF ricorda che sono stati 13 gli orsi uccisi negli ultimi 4 anni rispetto agli appena 50 orsi marsicani che restano sull’Appennino centrale. In attesa dei risultati delle indagini il WWF sottolinea come l’orso non sia solo un valore inestimabile del nostro patrimonio naturale ma anche una risorsa cruciale per il turismo e per l’economia del nostro Paese. Chi uccide un orso commette un crimine verso la specie e un furto al nostro capitale di natura. Purtroppo per la legge italiana il suo ‘valore è estremamente limitato : prova ne è l’ammontare della sanzione prevista per chi uccide un “animale particolarmente protetto” (’art. 2 Legge 157/1992 – art 30, comma 1, lett. c). Nel caso abruzzese il colpevole rischierebbe appena un’ammenda (tuttora riportata in lire!) da 2 milioni a 12 milioni di lire e l’arresto da 3 mesi a 1 anno. Troppo poco, secondo il WWF, anche rispetto al movimento economico legato ad una specie simbolo come l’orso, tra cui l’indotto proveniente dal turismo, dal commercio dei prodotti locali legati alla sua immagine e al suo territorio). In Abruzzo esistono numerose realtà economiche nate proprio dalla sua immagine e dalla possibilità di osservarlo libero in natura. Uno studio del Center for Responsible Tourism, un istituto di ricerca della Stanford University di Washington (USA), evidenzia come l’ecoturismo per osservare i plantigradi in natura sia decisamente più redditizio del turismo venatorio per cacciare questi animali: poter osservare gli orsi nel loro ambiente muove oltre 15 milioni di dollari, 11 volte superiori a quelle generate dai cacciatori alla ricerca dei trofei di grizzly e orsi neri.

Via | Parco Nazionale d’Abruzzo, Molise e Lazio, Corpo Forestale dello Stato
Foto | Corpo Forestale delle Stato @ Facebook

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