Virunga, Soco finanziava l’esercito congolese

Secondo Global Witness, la compagnia petrolifera britannica finanziava l’esercito congolese per contrastare le popolazioni locali e gli ambientalisti

A Virunga i difensori del parco non abbassano la guardia. Le “vittorie” ottenute nel 2014 sulle compagnie petrolifere intenzionate a estrarre petrolio nel più antico parco naturale africano non sono definitive e la protezione della riserva e dei suoi gorilla di montagna deve essere costantemente rinegoziata.
Ieri la ong Global Witness ha prodotto una documentazione che dimostra come la britannica Soco International abbia finanziato soldati dell’esercito della Repubblica Democratica del Congo per contrastare gli ambientalisti e i ranger del parco.

Fino a ora, Soco aveva sempre rifiutato di riconoscere di avere versato del denaro al maggiore Burimba Feruzi e ai suoi uomini, ma i documenti in possesso di Global Witness dimostrano come il maggiore Feruzi abbia ottenuto una somma di 42250 fra l’aprile e il maggio 2014, quattro assegni dalla Soco alla Banca Internazionale di Credito di Goma e due lettere manoscritte firmate dal militare che riconsocono i versamenti.

I vertici di Soco negano che i finanziamenti possano essere legati ad atti di intimidazione o di violenza e spiegano che i soldi ricevuti dall’esercito congolese sono stati destinati alla sicurezza del suo personale.
Ma il maggiore Feruzi e i suoi uomini sono tristemente noti alle popolazioni del parco: i pescatori che vivono dei pesci del lac Edouard hanno dichiarato di essere stati detenuti a causa della loro opposizione alla Soco. Due di loro sono morti in circostanza ancora non chiare. Feruzi è accusato di avere tentato di corrompere le guardie del parco con 3000 dollari.

Nell’aprile 2014 Emmanuele de Mérode è stato attaccato e gravemente ferito, proprio nei giorni in cui doveva presentare al procuratore della Repubblica di Goma un dossier contro il gruppo petrolifero.

A novant’anni dalla sua inaugurazione, il parco di Virunga continua a essere minacciato, nonostante la visibilità ricevuta dal documentario Virunga (nella cinquina degli Oscar 2014) e da una campagna globale di WWF.

Nel giugno 2014, dopo aver concluso i sondaggi, Soco si è impegnata a non proseguire con l’attività nel Parco. È stata soltanto una decisione temporanea. La compagnia ha solamente cambiato strategia, puntando a una ridefinizione dei confini del Parco. In sostanza se non si riesce a trivellare un territorio, basta restringere il medesimo per poterlo sondare. Se ne sta discutendo a Kinshasa. Alla fine di giugno il Comitato dell’Unesco si riunirà a Bonn e chiederà formalmente, per l’ennesima volta, di annullare qualsiasi tipo di permesso accordato nell’area di Virunga. Al momento non è arrivata all’Unesco alcuna domanda per la ridefinizione dei limiti del parco. Senza quest’atto formale il parco resterà invariato, con una sola eccezione: che il governo congolese non rispetti la Convenzione sul Patrimonio mondiale di cui è firmatario.

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Via | Le Monde

Foto | Virunga Movie

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