Il mondo verso l’estinzione di massa e la colpa è dell’uomo

I cambiamenti climatici, l’inquinamento e la deforestazione stanno indirizzando la Terra verso una nuova fase di estinzione di massa che sarebbe la sesta per il nostro Pianeta. Sessantacinque milioni di anni dopo l’estinzione dei dinosauri, la prossima estinzione vedrà sparire dalla scena anche l’uomo. Non che fossero mancati in passato allarmi di questo genere, ma questa volta la novità è nei tempi: l’umanità sta conducendo il Pianeta verso condizioni impossibili per la sopravvivenza di molte specie, uomo compreso.

Lo studio scientifico che lancia l’allarme è stato pubblicato dalla rivista Science Advances ed è il frutto della collaborazione fra Gerardo Caballos della Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM) e i suoi colleghi di Stanford, Princeton e Berkeley.

Lo studio cita una ricerca della Duke University secondo la quale i vertebrati stanno scomparendo a un ritmo 114 volte più veloce del normale: dal 1900 sono scomprase 400 specie di vertebrati, una perdita che si verifica ogni 10mila anni.

Gli studiosi coinvolti nello studio non ci girano troppo intorno:

se questa fase continuerà al ritmo attuale, ci vorranno molti milioni di anni affinché la vita sulla Terra possa riprendere e il genere umano è destinato a scomparire molto presto.

Secondo Paul Ehrlich dell’Università di Stanford: "Il mondo è pieno di specie che sono sostanzialmente morti viventi. Stiamo segando il ramo su cui siamo seduti".

I cambiamenti climatici, l’inquinamento e la deforestazione hanno innescato un effetto a catena che si appresta a travolgere gli ecosistemi. Come nella nota “profezia” di Albert Einstein l’impollinazione delle api rischi di sparire in tre generazioni creando danni irreversibili alle coltivazioni che dipendono da questa attività.

La responsabilità è soprattutto umana: la fertilizzazione e le colture super-alimentate sono efficienti per alcune specie, ma rischiano di farne scomparire altre. Un discorso analogo si può fare per l’allevamento: gli uomini curano gli animali che devono mangiare, ma spingono quelli selvatici verso l’estinzione. Infine c’è la fame d’energia che sfrutta le risorse fossili (e dunque finite) della Terra. Una soluzione? Rallentare, decrescere, rinunciare al superfluo. I Governi deputati a farlo, però, lasciano che siano gli altri a cominciare. Ma nessuno fa il primo passo nella direzione opposta rispetto al cammino che conduce all’estinzione.

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