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I cuccioli dell’orsa Daniza sono vivi e si preparano al letargo

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Lo scorso anno aveva fatto grande scalpore l’uccisione dell’orsa Daniza: era un plantigrado inserito nel 2000 con il Programma di ripopolamento Ursus in Trentino, programma pagato dalla Comunità europea. L’orsa era monitorata attraverso il radiocollare e era anche riuscita a partorire tre cuccioli, di cui uno per cause naturali non era sopravvissuto.

Era il 10 settembre 2014 quando giungeva la notizia della morte dell’orsa Daniza, uccisa da un proiettile narcotico: la decisione era stata presa con l’avallo del Ministero dell’Ambiente e consisteva nel catturare Daniza, senza i suoi cuccioli, e di confinarla a Casteler in quella che sarebbe stata la sua prigione a cielo aperto. Daniza infatti si era resa protagonista di alcune incursioni molto vicine a case ed allevamenti alla ricerca di cibo per se e per i suoi cuccioli, incursioni nel corso delle quali il plantigrado ha anche sbranato animali d’allevamento, danneggiando gli allevatori e spaventando il resto del branco.

La decisione di addormentare l’orsa e spostarla altrove si è rivelata però infausta: l’animale è morto, tra mille polemiche, e il 10 settembre scorso un gruppo di animalisti si è radunato per ricordarne la memoria, o meglio per ricordare a tutti il monito. Molte associazioni infatti avevano avvisato le autorità della pericolosità del sonnifero e della modalità di addormentamento, invano. Il pericolo si era poi spostato sui cuccioli, che senza madre rischiavano un inverno terribile e persino la vita: in realtà questa primavera i cuccioli di Daniza si sono mostrati ai fotografi e ai turisti in salute e hanno fatto tirare un sospiro di sollievo a tutti.

Ora i due “cuccioli” si preparano al loro secondo letargo invernale: da metà novembre a metà marzo sarà tempo di sonno e gelo. Pericolo scampato, questo si, ma l’attenzione sul problema (sia delle incursioni degli orsi sia del controllo delle nascite, che delle eventuali soluzioni soporifere) non va fatta scemare. Il caso di Daniza deve far da monito per una gestione intelligente degli animali nei parchi naturali.

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