Brasile, al via l’Operazione Arca di Noè per salvare i pesci del Rio Doce

Lo scorso 5 novembre un terremoto di magnitudo 2,6 potrebbe essere stato fra le cause della rottura di due dighe di una miniera situata nella regione di Mariana, in Brasile. L’incidente ha provocato un’immane catastrofe ecologica con lo sversamento di 50 milioni di metri cubi di fanghi e liquidi residui della lavorazione mineraria (pari allo riempimento di 20mila piscine olimpiche).

Nei fanghi, oltre al ferro e al silicio, sono stati sversati anche enormi quantitativi di un materiale altamente tossico come il mercurio.

A dieci giorni dal disastro ambientale decine di migliaia di persone si trovano senza acqua potabile. Negli scorsi giorni il presidente Dilma Roussef ha sorvolato l’area del disastro il cui bilancio, fino a ore, è di 9 morti e 18 dispersi.

Secondo il coordinamento del nucleo di emergenza di Ibama de Minas Gerais i fanghi si sono estesi per una superficie di 80 km nel letto d’acqua della regione. Una delle conseguenze è l’assorbimento ovvero l’accumulo di sedimenti nel letto del fiume, con impatti socioeconomici e ambientali.

Gli animali terrestri e acquatici stanno morendo da giorni per asfissia.

Alla fine della scorsa settimana è stata lanciata l’operazione Arca di Noè che vedrà la partecipazione di pescatori specializzati, associazioni ambientaliste che hanno come principale obiettivo quello di scongiurare l’estinzione del 100% delle specie che abitano il corso d’acqua.

Dilma Roussef ha garantito che l'impresa proprietaria della miniera, Samarco, riceverà una multa iniziale di 250 milioni di reais (oltre 60 milioni di euro).

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