Regno Unito, chiude l’ultima miniera di carbone

Dalle 15.30 di quest’oggi, 18 dicembre 2015, il Regno Unito ha smesso di estrarre carbone. Si chiude, dunque, l’attività estrattiva che nel XVIII secolo è stata la scintilla che ha permesso all’Inghilterra di diventare la principale potenza economica mondiale. La miniera di Kellingley Colliery che in passato aveva dato da lavorare fino a 1600 persone ha chiuso la propria attività e quest’oggi a timbrare il cartellino sono state 450 persone che da domani – se non avranno raggiunto l’età della pensione – dovranno trovarsi un nuovo lavoro.

Le ragioni che hanno portato Londra a prendere questa storica decisione sono legate sia a esigenze ambientali che a ragioni economiche. Una tonnellata di carbone estratta nello Yorkshire costa 60 euro, mentre la stessa quantità estratta in Sudafrica, Russia o Colombia si paga meno di 40 euro trasporto incluso.

Inoltre dal 2025 il Regno Unito ha deciso di arrestare la produzione del carbone, portando a termine la curva di decrescita iniziata una quindicina di anni fa. A luglio aveva chiuso Thresby, oggi Kellingley Colliery.

David Cameron ha convinto il Parlamento inglese a dare il via libera alla ricerca di giacimenti di “shale gas”, emulando quanto sta avvenendo negli Stati Uniti. Sarà dunque il fracking la nuova frontiera dell’energia per l’Inghilterra? È facile prevedere che su un territorio ad alta densità antropica come quello inglese si creerà un movimento di protesta ambientalista.

Lo “shale gas” si ottiene con la tecnica del fracking che – come è stato ampiamente dimostrato – inquina le falde acquifere. Insomma rinunciare al carbone per abbracciare il gas scisto è il modo più facile per passare dalla padella alla brace. Una volta contaminata la falda idropotabile i danni per la popolazione saranno incalcolabili. Cameron ha fatto tutte le valutazioni del caso? Il tutto al netto della “rinascita nucleare” avviata dal premier nell’ottica di un Paese sempre più indipendente dal punto di vista energetico.

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