Acqua all'arsenico, il Lazio tra eccessi di mortalità e code "da Terzo mondo"

E' sempre l'acqua inquinata da arsenico a scandire, giorno dopo giorno, la quotidianità dei cittadini di Viterbo e provincia (ma anche di alcuni comuni della provincia di Roma): le ordinanze di non potabilità dell'acqua, dopo 10 lunghi anni di deroghe, emanate dalle varie amministrazioni restano attive, con tutti i disagi del caso.

L'italica cultura di far di necessità virtù sta tuttavia costringendo i cittadini a veri e propri atti eroici di approvigionamento acque, indecenti per un paese membro del G8, se non fossimo a Bracciano, o a Viterbo, si potrebbe pensare ad un villaggio africano colpito dalla siccità: uomini, donne, anziani che si recano alle autobotti per riempire pesanti taniche d'acqua.

Il limite di presenza di arsenico di 10 microgrammi per litro (fissato per legge nel lontano 2001) viene superato in ben 25 aree del viterbese, ad oggi fuorilegge: niente fontanelle e rubinetti, ma solo acqua fornita dalle autobotti (per chi non può permettersi l'acqua minerale), presso le quali i cittadini possono rifornirsi, con tutti i disagi del caso.

Il problema, oltre che all'inquinamento delle acque (ci sono comuni del viterbese in cui i livelli di arsenico vengono superati anche di 50mg/litro) c'è anche l'annoso problema della comunicazione istituzionale, in alcuni comuni (come Bracciano o a Capranica) infatti i divieti sono affissi male o addirittura mancanti.

Alle scuole poi zero notizie, non è arrivata alcuna comunicazione ufficiale. Ma qualcuno controlla che i miei figli non bevano l'acqua dai bagni?

denuncia una mamma al Corriere della Sera; esercizi con i filtri alle macchinette del caffè, lavaggio dei denti con l'acqua minerale, lunghe code per riempire le taniche, l'abbassamento improvviso della qualità della vita nell'Alto Lazio è un fattore di estremo disagio per la cittadinanza e per le istituzioni, incapaci di spiegare perchè e percome di questo piccolo dramma idrico.

Una vergogna, nessuno ci ha detto per anni che bevevamo acqua tossica e ora ci obbligano a caricarci di taniche ogni giorno. Sotto pioggia e neve

spiega un'abitante di Ronciglione; nel frattempo a Civitavecchia sono state inventate delle carte fedeltà: tessere che, messe a disposizione dal Comune, permettono il prelievo gratuito di 600 litri d'acqua a famiglia.

Una crisi che colpisce anche i detenuti delle carceri di Civitavecchia, Latina e Viterbo (circa 1600 persone)

costretti a bere l’acqua all’arsenico dai rubinetti o a comprarsi di tasca propria le bottigliette

denuncia il garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni: oltre ad un sovraffollamento e a condizioni carcerarie generali che comportano continue condanne all'Italia per la costante violazione dei diritti umani dei detenuti c'è anche l'annoso problema della non potabilità dell'acqua:

La direzione del carcere Mammagialla ha chiesto urgentemente l’installazione di un potabilizzatore per tutelare la salute dei detenuti e degli operatori

per ottemperare al fabbisogno giornaliero di 400 metri cubi di acqua.

Una crisi idrica tanto pericolosa quanto cronicizzata nel territorio del Lazio, che oggi somma all'inquinamento i disservizi di cui vi abbiamo parlato;

La vicenda va affrontata con impianti di de-arsenificazione, subito. E' una follia che nelle case dei cittadini non arrivi acqua de-arsenificata. Servono impianti, e nuovi approvvigionamenti, o un sistema di miscelazione di acque provenienti da diversi acquedetti, in modo da riportare i livelli di arsenico presente nell'acqua a livelli accettabili, secondo quanto stabilito dalla Comunità Europea

ha dichiarato Nando Bonessio dei Verdi.

Via | Corriere della Sera

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