Scandalo carne di cavallo: l’effetto farfalla e l’arte dello scaricamento di barili

Ricordate il butterfly effect? “Basta che una farfalla batta le ali in Brasile per scatenare un tornado in Texas”. La metafora coniata quarant’anni fa da Philip Merilees e saccheggiata da generazioni di sociologi e filosofi per descrivere l’era della globalizzazione calza a pennello allo scandalo della carne di cavallo finita negli hamburger, nelle lasagne e in molti mix di carne di grandi colossi della ristorazione e dell’alimentazione come Burger King e Findus.

Già perché ieri Jose Bove, un ex agricoltore oggi vice presidente della Commissione agricoltura del Parlamento Europeo ha dichiarato che alla base del ritrovamento della carne equina nei prodotti etichettati come di carne bovina potrebbe esserci una legge approvata sei anni fa in Romania. La legge vieta ai cavalli di percorrere le strade romene e, anche se l’approvazione risale al 2007, è stata messa in atto solamente qualche tempo fa. Molti allevatori e contadini che utilizzavano i cavalli per spostarsi sono stati costretti a mandare i loro animali al macello dopo questa modifica. E nei macelli sono finiti anche parecchi asini, tanto che qualcuno si sta chiedendo se non sia finita anche carne asinina nei ragù dello scandalo.

Ed ecco che è dalla Romania che partono le filiere che arrivano fino alla Francia o alla Gran Bretagna. In gioco c’è la credibilità del sistema dei controlli. Lo scandalo mette a nudo la fallibilità dei sistemi a filiera lunga, nei quali basta un anello debole perché la catena si spezzi.

Vediamo due “percorsi”. Dalla Romania la carne di cavallo prendeva la strada di Cipro, quindi dell’Olanda, per poi arrivare ai fornitori francesi che la vendevano alla Findus. Oppure: dalla Romania la carne andava alla francese Spanghero che riforniva la lussemburghese Tavola che produceva le lasagne per la Comigel che le rivendeva alla Findus. E il costo ecologico di tutti questi viaggi? Questa è una voce di spesa che nessuno sembra calcolare nel gioco perverso dei riforniti che scaricano le responsabilità dei controlli sui fornitori.

Il ministro dell’agricoltura britannico Owen Paterson è stato molto severo sulla questione e ha parlato di “una cospirazione criminale internazionale”. In Gran Bretagna la carne equina non viene consumata come avviene, invece, negli altri Paesi europei, quindi la questione ha assunto anche una dimensione culturale. I ritiri comunque sono avvenuti anche nei supermercati francesi, irlandesi e svedesi. In Francia lasagne, cannelloni, spaghetti alla bolognese e hachis parmentier sono stati ritirati da tutte le catene di grande distribuzione: Auchan, Carrefour, Casino, Système U, Cora, Monoprix e Picard. I Governi francesi e romeni, intanto, hanno promesso di voler indagare e incontrare i rappresentanti della filiera della carne.

Via I Independent

Foto © Getty Images

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