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Inquinamento

Rifiuti nei cementifici, nonostante la pioggia di pareri negativi il Ministero va avanti

Il parere negativo della Commissione ambiente alla Camera non ferma il provvedimento: “non vincolante” spiega Clini

Due giorni fa la Commissione Ambiente della Camera dei Deputati si è espressa contrariamente allo “Schema di decreto del Presidente della Repubblica concernente il regolamento recante disciplina dell’utilizzo di combustibili solidi secondari (CSS), in parziale sostituzione di combustibili fossili tradizionali, in cementifici soggetti al regime dell’autorizzazione integrata ambientale” che potete consultare qui.

Il parere della Commissione tuttavia va letto, analizzato ed interpretato in modo piuttosto critico visto e considerato che, nella migliore delle tradizioni italiche, si è anche in questo caso scelto di non scegliere, come nel più classico dei comportamenti gattopardiani.

Quello della Commissione Ambiente è infatti un parere non vincolante che ha avuto come unico effetto quello di rinviare la discussione sul merito del provvedimento alla prossima legislatura; ed è proprio sul merito che questo provvedimento va analizzato: in primis la logica che ne ha portato la stesura, che risolve la questione rifiuti sempre e comunque attraverso l’incenerimento a discapito delle politiche di raccolta differenziata, di riuso e riciclo.

In secondo luogo la modalità: l’incenerimento dei Combustibili solidi secondari (CSS) all’interno dei cementifici, che hanno percentuali inquinanti di gran lunga superiore agli inceneritori e sopratutto limiti di emissioni più alti di questi ultimi (possono quindi, a norma di legge, inquinare di più) non solo va nella direzione diametralmente opposta a quella auspicata, ma va inoltre a minare non solo la tutela ambientale e della salute pubblica.

I margini per una discussione c’erano tutti ma è stato preferito di non scegliere; nel frattempo, quest’oggi il quotidiano online Eco delle Città ha pubblicato la risposta del Ministero dell’Ambiente ad alcune domande poste dalla testata proprio sul tema; secondo il Ministero il provvedimento non contiene nulla di così incredibile:

L’atto è uno schema di decreto del Presidente della Repubblica per cui sarà il Quirinale a dover decidere su quest’ultimo decreto sulla base dei pareri espressi non vincolanti dalle Commissioni parlamentari.

spiegano i tecnici ministeriali, sottolineando anche come al Senato fossero d’accordo ed alla Camera no

Nelle normative europee e nelle leggi italiane è già indicata la possibilità di utilizzare combustibili alternativi nei cementifici. L’Unione europea menziona nella normativa comunitaria l’uso di combustibile alternativo da rifiuti fra le Best Available Techniques (BAT) cioè le tecniche e tecnologie per ridurre l’impatto ambientale di alcune attività industriali (ad esempio la produzione di cemento)

sostengono da via Cristoforo Colombo, ricordando i vantaggi comuni che porterebbe questo provvedimento

Nei cementifici si usa abitualmente combustibile a bassissimo costo, il petcoke, che è il frutto di quello che rimane dopo tutta la catena di raffinazione e produzione dei derivati del greggio. Il petcoke è quindi il risultato ultimo che porta con sé tutte le impurità delle lavorazioni precedenti. L’utilizzo di qualsiasi altro combustibile nei cementifici, non un rifiuto qualunque ma combustibile solido secondario (CSS), determina quindi risultati migliori rispetto al petcoke.

Le motivazioni dei tecnici ministeriali, che non fanno emergere un dato che sia uno sui “risultati migliori” e lasciando intatto a chi scrive, e forse a chi legge, il beneficio del dubbio, appaiono tuttavia lacunose. Al Ministero dell’Ambiente spiegano che il CSS viene già utilizzato in una ventina di cementifici e incentivarne l’uso porterebbe al raggiungimento di due obiettivi ambizioni: primo l’abbattimento delle emissioni dei cementifici e secondo la diminuzione di rifiuti da raccogliere e smaltire (in barba a quei cittadini che fanno la raccolta differenziata).

Il ministro Corrado Clini ha già fatto presente che si procederà ugualmente, nonostante il parere negativo della Commissione ambiente alla Camera (non essendo quest’ultimo, come spiegato sopra, vincolante); un altro dato interessante è emerso dalle reazioni al provvedimento.

Si è effettivamente assistito ad una convergenza di “no” proveniente da qualunque parte, società civile, partiti e mondo dell’impresa, anche da parte di chi possiede, costruisce e sfrutta il mercato dell’incenerimento dei rifiuti nei termovalorizzatori, cosa questa che rende evidente quanto un provvedimento del genere sia effettivamente contrario alle logiche di alcune lobby che, viste anche le recenti esternazioni, che potete ascoltare qui, di Silvio Berlusconi e Gianni Alemanno.

La stessa sensazione l’ha avuta anche il senatore Francesco Ferrante, membro della Commissione Ambiente di Palazzo Madama:

Smaltire questo tipo di rifiuto è meglio farlo in impianti già esistenti piuttosto che costruire nuovi inceneritori. Non a caso contro il provvedimento oltre ai comitati si sono mobilitate anche le associazioni che realizzano gli inceneritori.

C’è inoltre, in tal senso, un problema legato alla tutela ambientale ed ai controlli; come sottolineato dalla deputata radicale eletta nel Pd Elisabetta Zamparutti

viviamo in un Paese in cui l’assenza di legalità riguarda anche i controlli ambientali, in cui la maggior parte delle Regioni sono prive di piani energetici ed i piani per la qualità dell’aria restano lettera morta.

Via | Eco dalle Città

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