Ilva, il ministero: sull'Aia non risultano inadempienze dell'azienda

Ieri vi abbiamo dato notizia che, secondo quanto denunciato in una relazione di Arpa Puglia depositata al Tribunale d'Appello, Ilva non starebbe rispettando le prescrizioni dell'Autorizzazione Integrata Ambientale.

La notizia ha cominciato a rimbalzare un po' ovunque perchè le informazioni contenute in quella relazione sarebbero decisamente scottanti; il Ministero dell'Ambiente, in una nota pubblicata oggi, ha spiegato, cercando di mettere un punto sulla questione:

sulla base di quanto previsto dall’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata il 26 ottobre 2012 e delle successive integrazioni in applicazione delle norme in vigore, al momento non risultano inadempienze da parte dell’azienda.

Ma è veramente così?

Nella relazione, come riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, si legge, tra i vari omissis, che Ilva non solo non starebbe ottemperando alle prescrizioni Aia, ma starebbe aggravando lo stato di inquinamento del territorio tarantino: questo perchè l'azienda starebbe prorogando le scadenze previste dall'Aia:

A titolo esemplificativo si citano quelle relative a nastri e cadute, il cui completamento è stato posticipato al 27 ottobre 2015, ovvero si è passati dai tre mesi prescritti ai tre anni comunicati dall’azienda, alla chiusura completa degli edifici con captazione e convogliamento dell’aria degli ambienti confinati il cui completamento è stato posticipato dal 27 aprile 2013 al 30 giugno 2014.

La risposta del ministero dell'Ambiente non si è fatta attendere molto, ed entra proprio nel merito degli esempi posti nella relazione depositata al Tribunale d'Appello; prendendo atto del rapporto Ispra redatto in questi giorni, dai toni piuttosto trionfalistici come avevamo anticipato ieri, il ministero informa che l'azienda Ilva sta dando attuazione a quanto stabilito nell'Aia:

Nel merito del rispetto della tempistica, si ricorda che la normativa in materia di Autorizzazione Integrata Ambientale, richiamata dalla legge 231 del 2012 “Salva Taranto”, prevede che l’impresa possa richiedere modifiche 'non sostanziali' alla tempistica degli interventi prescritti sulla base di motivazioni tecniche ed economiche.

C'è in questo passaggio un elemento molto importante per comprendere, nel marasma del tritacarne mediatico che impedisce una reale fruizione cosciente delle notizie su Taranto, che hanno tutti ragione: ha ragione Ilva, hanno ragione il ministero e Ispra e, vivaddio, ha ragione la relazione del direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato, del direttore scientifico Massimo Blonda e del funzionario Simona Sasso. La possibilità di richiedere modifiche non sostanziali alla tempistica degli interventi, citata dal ministero, è quanto di più aleatorio possa essere scritto in un atto pubblico: prevede un margine di manovra immenso per Ilva, che può ritoccare sostanzialmente a suo piacimento (le motivazioni tecniche ed economiche che tutti conosciamo).

Più in basso è possibile leggere che

La richiesta di Ilva non modifica i tempi per la conclusione degli interventi (36 mesi) ma ne prevede la rimodulazione.

una frase che parrebbe spiegare, mentre invece nella sostanza affumica una chiarificazione di quanto sopra descritto: se Ilva può "rimodulare" i tempi allora sostanzialmente li modifica: al limite l'azienda non ha la facoltà di annullare le prescrizioni dell'Aia (e ci mancherebbe), ma sui tempi il ministero smentisce se stesso all'interno della stessa medesima frase.

Ilva ha presentato al Ministero dell’Ambiente il 17 febbraio scorso una richiesta di variazione della tempistica della copertura dei nastri, chiarendo le motivazioni tecniche ed economiche anche in relazione alle circostanze che si sono determinate dopo il rilascio dell'AIA il 26 ottobre 2012.

Dunque per la rimodulazione delle tempistiche previste dall'Aia, la prassi vuole che l'azienda informi il ministero, richiedendo l'autorizzazione alla variazione; il ministero parla di "circostanze che si sono determinate dopo il rilascio dell'Aia": senza farne menzione, il riferimento chiarissimo è al sequestro dei prodotti finiti e semilavorati imposto dal gip Todisco a novembre.

Insomma, il comunicato del Ministero dell'Ambiente non convince completamente, anche perchè si contestualizza all'interno di anni di proroghe, promesse, misteri e insabbiamenti (motivi, alcuni di questi, che hanno portato il fascicolo Ilva sui tavoli della Procura di Taranto).

Via | Ministero dell'Ambiente

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