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Basilicata: Aglianico e petrolio, un binomio da scongiurare

Tra le ricchezze che il territorio di Basilicata può offrire al mondo c’è il suo vino, l’Aglianico del Vulture: oggi i vitigni del Vulture-Melfese sono a rischio a causa delle estrazioni petrolifere che affliggono la Regione, nonostante la tutela della denominazione di origine controllata.

L’Aglianico del Vulture è un vitigno autoctono a bacca nera caratteristico del nord della Basilicata, nella provincia di Potenza, ai piedi del vulcano spento chiamato Monte Vulture: il vino che qui si produce è di altissima qualità, corposo e strutturato, di quelli che offre il meglio di sè dopo il terzo anno di invecchiamento. Soprannominato da molti “il Barolo del sud” per sottolinearne la vellutatissima sapidità, le sensazioni che può regalare questo prodotto altamente qualitativo sono incredibilmente intense e potenti, al pari dei vini di altissima qualità.

L’Aglianico rappresenta per la Basilicata un patrimonio da tutelare, al pari dei Sassi di Matera, delle Dolomiti Lucane, del mare di Maratea: il suo export crescente ne sottolinea l’internazionalità, che ha rotto le barriere italiane per entrare nelle enoteche di tutto il mondo anche grazie agli endorsement di attori come Nicholas Cage e di registi come Francis Ford Coppola; un patrimonio a rischio, visto che la società petrolifera inglese Delta Energy ha inviato formale richiesta di ispezionare l’area chiamata “La Bicocca”, tra Melfi, Barile e Rapolla, nel vulture-melfese.

Nella sola Barile (Pz), “città del vino” che prende il suo nome proprio dalle botti in cui viene fatto riposare l’Aglianico, sorge a 600m s.l.d.m. e si trova a soli 3km dai laghi di Monticchio (dai quali si ricava anche una deliziosa e dissetante acqua, piuttosto famosa, effervescente naturale), esistono ben 10 cantine di Aglianico, una più prestigiosa dell’altra: Paternoster, Basilisco, Mastrodomenico, i nomi dei vitigni e delle cantine di Barile sono l’equivalente dell’alta nobiltà settecentesca della corte del Re Sole di Francia.

Pensare di trivellare in questo territorio non è solo sbagliato, ma è materia psichiatrica: per questo motivo i produttori vitivinicoli del vulture-melfese annunciano che si batteranno senza sosta per scongiurare ispezioni e trivellazioni petrolifere, di qualunque multinazionale si tratti; partendo dal principio che “petrolizzare” significa rendere sterile e distruggere completamente un territorio, i vitivinicoltori del Vulture hanno emesso un comunicato chiaro come il sole:

Non ammettiamo che questo avvenga o che se ne profili la possibilità consentendo alla Delta Energy di avviare la fase di ricerca di idrocarburi nel nostro bel territorio contornato da vigneti, uliveti e castagneti. Il Vulture deve rispecchiare l’immagine di “area pulita e incontaminata”, carte sicuramente vincenti nella comunicazione del vino legato al suo territorio. […] si ribadisce a tutt’oggi, la ferma volontà di intentare tutte le azioni legali del caso a difesa del proprio diritto all’immagine che sarebbe violato anche solo dalla possibilità che si autorizzi l’istanza propedeutica al permesso di ricerca, nel nostro territorio patria indiscussa dell’Aglianico del Vulture.

Alle proteste dei vitivinicoltori e delle popolazioni del vulture-melfese si aggiungono le rassicurazioni torbide del presidente della Regione Basilicata Vito de Filippo, che ha spiegato come una legge regionale abbia di fatto messo in moratoria le trivelle, dimenticando tuttavia che l’eventuale ordine impartito dal Ministero dello Sviluppo Economico avrebbe priorità su una legge regionale, la quale è stata comunque già dichiarata incostituzionale nel novembre scorso.

Via | Ola – Organizzazione Lucana Ambientalista
Foto | Flickr

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