Pasqua 2013, il "pelo" nell'uovo: riflessioni ecologiche in giorni festivi

Questa mattina, dopo la colazione, come ogni Pasqua che si rispetti si è tenuto in milioni di case il "rito dell'uovo": grandi e meno grandi, tutti entusiasti nello scartare quelle grosse uova di cioccolata, spaccarle a metà e goderne sorpresa e consistenza, ma con una grande domanda in testa: perchè tutta questa plastica?

L'uovo che vedete nella foto, e nelle foto più avanti, è quello che quest'anno ho riservato per me e la mia compagna: cioccolato di prima qualità, non citerò mai la marca per ovvi motivi, ma tanta, troppa, insopportabile plastica.

Scartare quell'uovo è stato, per uno come me scrive ogni giorno di ambiente, un vero colpo al cuore: la confezione in cui era racchiuso l'uovo non è il classico supportino alla base degli anni passati, ma un vero e proprio cappotto di plastica trasparente, una sorta di cassa da morto post-moderna, in cui viene chiuso l'uovo di cioccolata.

Il "fenomeno", se così si può definire, si chiama over-packaging e riguarda moltissimi prodotti: giocattoli per bambini, gadget elettronici, cartucce di inchiostro per stampanti, alimenti nei supermercati e, da quest'anno, anche le uova di Pasqua.

Uno spreco senza pari, a dimostrazione del fatto di quanto una normativa precisa e stringente sul packaging, gli imballaggi, sia la prima mossa da fare per un consumo più sostenibile e per un ciclo dei rifiuti più efficiente, sopratutto in un paese come l'Italia, in cui la plastica nella maggior parte dei casi finisce in discarica o, peggio, incenerita.

La vera sorpresa dunque non era dentro ma fuori l'uovo, avvolto come sembrava in un preservativo plasticoso che ha immediatamente portato alla mia mente qualche domanda, prima tra tutte: perchè?

Ideare, realizzare e commercializzare un imballaggio di questo tipo è lo specchio di un Paese che non ha ancora capito niente: le confezioni industriali devono necessariamente raggiungere una condizione di semplice confezionamento, non rappresentare un valore aggiunto grazie al quale l'uovo sembra (sembra solo, difatti se il cioccolato è buono lo è con o senza plastica) migliore, prestigioso, qualitativamente superiore agli altri e, sopratutto, più costoso.

E' stato infatti calcolato che gli imballaggi fanno levitare il costo del bene dal 20 al 70%, un balzello che i consumatori non si meritano, sopratutto quando spesso la qualità del prodotto stesso e più scadente di quella dell'imballaggio.

L'abito non fa il monaco, nemmeno con gli alimenti: sono le materie prime a garantirne la qualità, la loro lavorazione ed il loro pieno rispetto, nel maneggiarle, nel lavorarle, nel confezionarle.

Un uovo che entra avvolto in un cappotto di plastica è quanto di più assurdo si possa immaginare; persino un bambino resterebbe deluso:

ma come lo rompo adesso? La plastica si mangia?

Belle domande, signor bambino: chissà se se le sono poste anche gli addetti al packaging. L'Italia è il luogo in cui (giustamente) si vietano le buste di plastica ma si consentono confezioni follemente insostenibili: per questo vi proponiamo i 10 consigli utili per eliminare (o almeno provarci) la plastica dalle nostre cucine.

Buon appetito!

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