Amianto: Afeva scrive una lettera aperta alla Convenzione di Rotterdam

Nonostante si conosca la sua nocività da mezzo secolo, l’amianto crisotilo continua a non essere inserito nella black list della Convenzione di Rotterdam

L’Afeva, l’Associazione dei Familiari e delle Vittime dell’Amianto ha scritto una lettera aperta che sarà consegnata domani, martedì 7 maggio, alla sesta Conferenza della Convenzione di Rotterdam. L’associazione, in prima fila nel processo Eternit giunto alla fase d’appello al Tribunale di Torino, chiede alle nazioni presenti alla Conferenza della Convenzione di Rotterdam di sostenere la proposta di inclusione dell’amianto crisotilo nella lista delle sostanze nocive della Convenzione, come raccomandato per ben quattro volte dal pool scientifico di esperti (Chemical Review Committee) della medesima.

L’amianto crisotilo rappresenta il 100% del commercio d’amianto oggi, e nel secolo scorso il 95%. Esiste un consenso scientifico universale sul fatto che tutte le forme di amianto, incluso il crisotilo, sono nocive per la salute. Durante decenni l’industria dell’amianto ha coperto e negato ogni evidenza scientifica del fatto che l’amianto causa malattia e morte, e in conseguenza di questo, molte migliaia di persone hanno perso le proprie vite,

si legge nel testo che sottolinea la condanna a 16 anni di reclusione, nel primo grado di giudizio, per Stephan Schmidheiny e Louis de Cartier de Marchienne, rei di avere nascosto la tossicità dell’amianto e di avere causato una catastrofe umana e ambientale nel periodo al timone dell’Eternit.

La Convenzione di Rotterdam è un trattato internazionale che richiede ai paesi esportatori di fornire informazioni preventive prima della messa in circolazione e in commercio delle sostanze nocive contenute nella lista della Convenzione. Paradossalmente, nonostante la nocività dell’amianto crisotilo sia provata scientificamente da circa mezzo secolo, forti gruppi di pressione e nazioni come il Canada, insistono per tenere fuori questo materiale dalla black list delle sostanze tossiche, consentendo ai Paesi che ancora lo producono (come India e Brasile) di esportarlo senza fornire indicazioni sulla sua presenza nei manufatti.

Via | Comunicato stampa

Foto © Getty Images

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