Siria, la guerra e i disastri ambientali nella culla della civiltà

Il conflitto siriano rischia di avere pesanti conseguenze ambientali per tutta l’area mediorientale del Mediterraneo

Un Paese bellissimo, nel quale la follia dell’uomo ha distrutto città millenarie come Aleppo, considerata la prima città dell’umanità. Bashar Al Assad non si arrende, la guerra continua e la comunità internazionale non può intervenire. Non può farlo il Nobel per la pace Barack Obama che deve fare i conti con la lenta smilitarizzazione di Iraq e Afghanistan e, dunque, la Siria è lasciata sola al proprio destino, in una zona delicatissima, quella di un ponte fra l’area caucasica, la Turchia e l’Iraq.

Nel conflitto si è giocato sporco. All’inizio di maggio, durante un raid compiuto dall’esercito israeliano a nord di Damasco, è stato utilizzato uranio impoverito, per tacere delle armi chimiche utilizzate dal regime che resiste.

Quando quattro anni fa chiesi il visto per andare in Siria, mi venne rifiutato: “Voi giornalisti parlate molto male di noi”.  Allora il conflitto non era in atto, io riuscii ad ottenere il visto e attraversai il Paese. E non posso che parlarne bene: perché un Paese non è fatto da chi lo governa, ma da chi lo abita e in Siria trovai solamente persone ospitali, generose, capaci di condividere con chiunque, anche con me straniero di un altro continente, i piccoli “tesori” della quotidianità.

Purtroppo, però, le guerre che scaturiscono dagli eserciti vengono scontate dai civili: dalla seconda guerra mondiale in poi è sempre stato così. Con una differenza sostanziale: che se settant’anni fa bastava sminare i campi e ricostruire, oggi ci si ritrova a fare i conti con un ambiente compromesso. Che cosa succederà quando la situazione si normalizzerà in un territorio contaminato dalle armi chimiche e dalle nanoparticelle?

Negli scorsi giorni la fondazione Waste Free Oceans (WFO), una ong che si occupa dello smaltimento sostenibile dei rifiuti, ha lanciato l’allarme in merito all’inquinamento marino, nella costa siriana che si affaccia sul Mediterraneo ma che, ovviamente riguarda tutti i paesi vicini, da Cipro alla Turchia, da Israele al Libano.

Nella città di Latakia la raccolta dei rifiuti è interrotta da mesi, tonnellate di immondizia vengono gettate in mare per sgomberare le strade. I rifiuti galleggianti hanno invaso la provincia turca di Hatay, dove negli scorsi mesi si sono depositate montagne di detriti. La situazione sta creando gravi problemi alla fauna, per esempio alle tartarughe Caretta Caretta e alle Chelonia Mydas.

Una situazione destinata a peggiorare: quella che inizialmente era sembrata una delle rivoluzioni-lampo della Primavera Araba dura ormai da due anni, m è l’eredità che lascerà sul territorio a preoccupare, quasi quanto i suoi effetti quotidiani.

Via | AdnKronos

Foto © Getty Images

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