Logo Blogo

Internazionale

Tonno a rischio estinzione in tutto il mondo e senza distinzioni di specie

pubblicato da AlterEco in: Animali Scienza Internazionale

estinzione tonno

Lo sfruttamento eccessivo degli stock ittici di tonno sta conducendo ad un rapido declino tutte le specie ed in tutto il mondo. A rivelarlo è una recente ricerca pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), a firma di María José Juan-Jordá dell’Universidade da Coruña, in Spagna.

Da anni ci si interroga sull’impatto della pesca sulle diverse specie di tonno. Questa si può pescare, quest’altra no, qui sì, qui no, in questo mese è ok, in quest’altro no, con questa tecnica sì, con quest’altra meglio evitare. Ma secondo gli autori il dibattito non ha ragione di esistere, dal momento che le popolazioni di tonno sono quasi tutte in calo e quasi tutte in pericolo. La maggior parte degli stock è stato infatti sfruttato fino ai limiti del sostenibile.

Le popolazioni di tonno hanno subito, a causa della pesca, una riduzione del 60% in media in tutto il mondo negli ultimi cinquant’anni. Certo ci sono specie più colpite di altre, come il tonno rosso dell’Atlantico, che è diminuito dell’80% ma le altre, ecco, non è che se la passino poi tanto meglio con un calo del 60%.

Anche lo sgombro, più piccolo e con ciclo di vita più breve, è in rapido e vertiginoso declino. Spiegano gli autori che la pesca, ai ritmi attuali, rappresenta una minaccia per tutte le specie, indipendentemente dalle loro dimensioni, e di conseguenza mette in pericolo anche le economie costiere fondate sulla pesca e gli equilibri ecosistemici.

Via | Plataforma SINC
Foto | Flickr

Spagna: eliminati gli incentivi alle rinnovabili

pubblicato da Simone Muscas in: Energia Internazionale Politica Sviluppo sostenibile

Mariano RajoySviluppo sostenibile e crisi economica: un connubio che non s’ha da fa. Vien fuori questa conclusione alla luce di quanto successo in Spagna dove il Governo capeggiato da Mariano Rajoy (nella foto), considerata la gravissima crisi economica del Paese, ha legiferato in favore del taglio ai sussidi alla produzione di energia pulita. Uno notizia che sinceramente coglie un po’ di sorpresa, considerando che la Spagna (insieme alla Germania) è attualmente uno dei Paese al mondo con la più alta diffusione di energie rinnovabili.

La decisione presa è quella di sospendere temporaneamente gli incentivi economici mirati alla costruzione di nuovi impianti (quindi nessuna retroattività) per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili a causa della complessa situazione finanziaria del Paese iberico che non permette di dare sicurezza per il proseguimento della remunerazione. Per attutire il colpo l’esecutivo spagnolo ha assicurato che i tagli non avranno ripercussioni al raggiungimento degli obiettivi europei in materia di energia rinnovabile.

La decisione, così come successe qui in Italia durante l’iter di approvazione del quarto Conto Energia, rischia seriamente di scatenare un vespaio di polemiche di proporzioni gigantesche e soprattutto di mettere in ginocchio l’intero comparto del settore rinnovabili. Ora, che l’entità degli incentivi debba calare progressivamente man mano che il numero di impianti installati aumenta è normale e anche logico (considerato il fatto che a pagare sono tutti i cittadini), tuttavia è allo stesso tempo evidente che la scelta di rinunciare all’incentivazione dall’oggi al domani sia un segno abbastanza chiaro di una classe politica dove lo sviluppo sostenibile non rappresenta certo la priorità.

Continua a leggere: Spagna: eliminati gli incentivi alle rinnovabili

Giornata mondiale delle zone umide dedicata al turismo sostenibile

pubblicato da AlterEco in: Natura Internazionale Acqua

giornata internazionale zone umide 2012

La Giornata mondiale delle zone umide, in programma per il 2 febbraio prossimo, sarà dedicata al turismo sostenibile. Laghi, fiumi, lagune sono ecosistemi di importanza cruciale per gli equilibri del Pianeta. Ospitano migliaia di specie vegetali ed animali e sono un’importante riserva idrica.

Il turimo nelle aree umide è molto intenso, ecco perché è necessario trasformarlo in un valore aggiunto, fonte di introiti da destinarsi a progetti di recupero, valorizzazione e tutela delle zone umide e non di distruzione come spesso purtroppo accade.

Il giro d’affari del turismo nelle aree umide della terra è stimato in 925 miliardi di dollari l’anno. Nel 2010, secondo i dati diffusi di recente dall’Osservatorio Ecotur, in Italia il turismo nelle aree umide ha segnato un fatturato di 10,75 miliardi di euro, a dispetto dei venti di crisi che soffiano sugli altri settori turistici.

Continua a leggere: Giornata mondiale delle zone umide dedicata al turismo sostenibile

Biodiversità, 140 nuove specie classificate nel 2011 dalla California Academy of Sciences

pubblicato da AlterEco in: Animali Natura Scienza Internazionale

nuova specie di squalo 2011

Il 2011 è stato un anno ricco di scoperte sul fronte della biodiversità. Lo dimostrano le 140 nuove specie identificate dalla California Academy of Sciences negli ultimi dodici mesi. Si tratta, nello specifico, di 72 artropodi, 31 lumache di mare, 13 pesci, 11 piante, 9 spugne, 3 coralli ed un rettile.

Scoperte compiute da équipe di ricercatori di tutto il mondo che hanno perlustrato il Pianeta in lungo e in largo, dai profondi abissi degli oceani alle vette più elevate.

Ogni nuova specie aggiunge un tassello importante agli studi sull’evoluzione biologica delle specie, aiutando la scienza a capire come è nata e come sia tuttora possibile la vita sul Pianeta.

Nuove specie scoperte nel 2011

Nuove specie scoperte nel 2011 1 Nuove specie scoperte nel 2011 2 Nuove specie scoperte nel 2011 3 Nuove specie scoperte nel 2011 4

Via | California Academy of Sciences
Foto | California Academy of Sciences

Durban, Connie Hedegaard: "Basta pensare, è tempo di agire"

pubblicato da AlterEco in: Clima Internazionale Politica

connie hedegaard a durban

Siamo agli sgoccioli a Durban o forse dovremmo dire alla frutta. Connie Hedegaard, commissario europeo preposto ai cambiamenti climatici, oggi ha ricordato che non c’è più tempo per pensare. L’Europa, la coalizione che riunisce le piccole isole, più esposte agli effetti del riscaldamento globale, ed i Paesi sottosviluppati sono tutti pronti a fare la loro parte. Ora ci si aspetta una mossa anche dagli altri, dai grandi inquinatori.

Scrive la Hedegaard:

Il divario tra le nostre ambizioni e gli impegni attuali è troppo ampio.

Ai Paesi sottosviluppati va assicurata la possibilità di adattarsi ai cambiamenti climatici, garantendo fondi per lo sviluppo sostenibile alle nazioni in difficoltà a causa dei fenomeni meteorologici sempre più estremi. La Hedegaard spiega che il Fondo Verde va sbloccato così come vanno attuate tutte le misure decise a Cancún.

Azioni indispensabili ma insufficienti. Bisogna infatti affiancarle a decisioni a livello globale per ridurre le emissioni e contrastare i cambiamenti climatici. Ormai è evidente che non si può più aspettare e che molti Paesi stanno pagando un prezzo troppo alto a causa della mancanza di misure davvero risolutive su larga scala. Che il Kyoto bis torni in ballo?

Via | European Commission
Foto | European Commission

Conferenza sul clima di Durban, qui giace il protocollo di Kyoto

pubblicato da AlterEco in: Inquinamento Clima Internazionale Politica

Conferenza sul clima Durban

Che il protocollo di Kyoto avesse poche speranze di uscire vivo, o meglio rinnovato, dalla Conferenza sul Clima di Durban era cosa nota sin dalla partenza delle delegazioni per il Sudafrica.

Todd Stern, delegato USA, aveva ammesso già la scorsa settimana che non era proprio nell’agenda americana. L’Europa aveva manifestato l’intenzione di farsi promotrice di un Kyoto bis dal 2013 al 2018, ma se Cina e Stati Uniti, i Paesi più inquinanti, non ratificano non si va da nessuna parte.

Uno dei più autorevoli centri di ricerca ambientale degli States, il Centre for Climate and Energy Solutions, ha dichiarato in queste ore che non intravede alcun futuro per il protocollo di Kyoto. Eileen Claussen, presidente del C2ES, ha detto infatti che dubita fortemente i 192 Paesi riuniti a Durban troveranno un accordo per mantenere in vita il protocollo di Kyoto alla sua scadenza nel 2012.

Russia, Giappone e Canada, Paesi che hanno ratificato il protocollo, stavolta non ci pensano minimamente se anche Stati Uniti e Cina non ci mettono la firma. D’altra parte sono i Paesi più inquinanti. La Claussen ha spiegato che il protocollo di Kyoto ha fallito nel suo intento e non è più un modello valido per ridurre le emissioni a livello globale. La COP17 si prefigura come l’ultima pietra del protocollo di Kyoto.

Via | Guardian; C2ES
Foto | COP17

Specie a rischio estinzione, un declino più rapido del previsto per gli anfibi

pubblicato da AlterEco in: Animali Natura Scienza Internazionale

anfibi 13

La scomparsa ed il declino di alcune specie di mammiferi è sicuramente quella che più attira l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale. Tigri, rinoceronti, elefanti, leopardi sono infatti oggetto di campagne di recupero e di sensibilizzazione su larga scala. A loro ogni anno sono dedicate giornate internazionali e conferenze per discutere della salvezza e delle misure di tutela. Non è un caso: animali come le tigri o i rinoceronti necessitano di provvedimenti internazionali per salvarsi, dal momento che hanno habitat molto estesi e risentono della deforestazione perpetrata nei loro territori naturali dalle multinazionali della carta e dell’olio di palma, così come dei conflitti e del bracconaggio.

Anfibi a rischio estinzione Anfibi a rischio estinzione Anfibi a rischio estinzione Anfibi a rischio estinzione

Come abbiamo avuto modo di vedere nei giorni scorsi, la lista rossa dell’IUCN, aggiornata di recente, ci parla non solo di mammiferi a rischio estinzione ma anche di tante piante (pensiamo, ad esempio, alla Taxus contorta, sovrasfruttata dalla medicina tradizionale cinese), rettili ed anfibi in declino.

Oggi parliamo proprio di anfibi, in riferimento ad un recente studio effettuato dall’Università di Copenhagen. I ricercatori danesi hanno scoperto che gli anfibi sono vittime di un declino più grave di quanto ci si aspettasse. Rospi, rane, tritoni, salamandre stanno infatti subendo non solo gli effetti dei cambiamenti climatici e della perdita di habitat, ma anche l’attacco della chitridiomicosi, una malattia fungina mortale.

Continua a leggere: Specie a rischio estinzione, un declino più rapido del previsto per gli anfibi

Nasce Metso, l'associazione delle reti del mediterraneo: una buona notizia per il futuro delle rinnovabili

pubblicato da Simone Muscas in: Energia Tecnologia Internazionale Rinnovabili

Sole e fotovoltaicoBuone notizie per il futuro delle rinnovabili: nei giorni scorsi è nata infatti Metso (Mediterranean Trasmission System Operators) ovvero un’associazione che riunirà i gestori delle reti elettriche dei Paesi che si affacciano sul mediterraneo. A darne notizia in un comunicato è Terna, capofila dell’iniziativa. Ma perché la notizia è da considerarsi così importante? E soprattutto: perché a giovarsi di quest’iniziativa potrebbe essere il futuro delle rinnovabili? Ora, al di là degli inevitabili interessi economici che sempre gravitano attorno ad iniziative di una certa portata (come in questo caso), non si può mettere in dubbio che da un punto di vista tecnico questo rappresenti un passo molto importante.

Infatti, l’aumento nel nostro Paese del numero degli impianti rinnovabili aleatori (fotovoltaici ed eolici in primis), sta già determinando, e determinerà sempre più man mano che questi cresceranno ulteriormente (come in parte è già accaduto in Spagna), condizioni di instabilità per le reti; questo succede perché le stesse non hanno la capacità di rispondere ad esigenze di non programmabilità e soprattutto di trasporto per lunghissime distanze.

In sostanza la rete elettrica tradizionale (presente in tutti i Paesi, non soltanto in Italia) non è concepita per sopportare un numero consistente di fonti energetiche discontinue, come lo sono appunto il sole e il vento. L’obiettivo della nascita di Metso è quindi quello di gettare le basi per uno sviluppo concreto di un piano di miglioramento delle rete elettrica internazionale. Il primo passo sarà perciò quello dell’apertura di un nuovo corridoio elettrico tra il Nord Africa e l’Europa, tramite Tunisia e Algeria, che andrà ad aggiungersi alle già presenti linee di interconnessione con l’estero; successivamente si cercherà di mettere a punto la tanto agognata super smart grid europea che, almeno negli intenti di programma, dovrebbe interconnettere tutti i Paesi del Mediterraneo.

Continua a leggere: Nasce Metso, l'associazione delle reti del mediterraneo: una buona notizia per il futuro delle rinnovabili

Mega progetto per sfruttare le maree del Tamigi per produrre energia: ma è un gioco che vale la candela?

pubblicato da Simone Muscas in: Informazione Internazionale Idroelettrico Sviluppo sostenibile

Tamigi a LondraHo letto con una certa curiosità la notizia dell’approvazione di un mega progetto infrastrutturale per Londra, ideato e proposto dal famoso architetto inglese Norman Foster, dove trova posto, fra le tante cose (nuovo aeroporto, nuova stazione ferroviaria, un porto e un raccordo stradale) anche la costruzione di una moderna centrale per lo sfruttamento delle maree nell’estuario del Tamigi, oltre ad un imperioso sistema di protezione dalle inondazioni. Il progetto totale ha un costo da paura: parliamo infatti di 50 miliardi di sterline, circa 58 miliardi di euro, ovvero cifra paragonabile a quella delle ultime manovre finanziarie dell’ultimo Governo Berlusconi.

L’avvenirismo del progetto è senza dubbio degno di apprezzamento considerando che si tratta di una barriera lunga ben 5 chilometri e larga 500 metri che avrebbe il compito non soltanto di controllare le piene del Tamigi, ma anche ottimizzare allo stesso tempo la produzione di una centrale che produrrebbe elettricità sfruttando le correnti di marea dell’estuario. Tuttavia, analizzando attentamente il progetto, ho avuto alcuni dubbi: la centrale infatti costerà circa 6 miliardi di euro, una cifra astronomica se prendiamo in considerazione la sua capacità di produzione elettrica, che, stando agli intenti progettuali sarebbe in grado di soddisfare la domanda elettrica di non più 76.000 famiglie.

Facendo quindi un po’ di conti approssimativi possiamo dire che se una famiglia consuma in media all’anno circa 3.500/4.000 kWh, la capacità di produzione dell’impianto non dovrebbe essere superiore a 250.000/300.000 MWh annui, insomma un po’ pochino se analizziamo l’intero quadro costi - benefici. Certo, è vero che la costruzione delle centrale a maree è soltanto il corollario di un progetto ben più ampio; nonostante ciò un dubbio è lecito porselo: vale davvero la pena investire così tanti soldi per una tecnologia ancora decisamente immatura e incapace di soddisfare grandi fabbisogni energetici?

Continua a leggere: Mega progetto per sfruttare le maree del Tamigi per produrre energia: ma è un gioco che vale la candela?

Lista rossa IUCN 2011, a rischio estinzione il 25% dei mammiferi

pubblicato da AlterEco in: Animali Natura Internazionale Foto & video

Atlantic Bluefin

La Lista Rossa dell’IUCN è stata di recente aggiornata esaminando lo stato di conservazione di oltre 61.900 specie. Ne è venuto fuori una sorta di barometro della vita, un censimento della biodiversità che fa emergere qualche dato positivo e tante brutte notizie.

Atlantic Bluefin Paroedura masobe Black Rhino Southern White Rhino-010

Il dato forse più drammatico riguarda l’estinzione dei mammiferi. Malgrado i numerosi sforzi per tutelarli, infatti, ben il 25% delle specie risulta a rischio estinzione. Esemplificativa su tutti la situazione dei rinoceronti. Ne parlavamo qualche giorno fa: il rinoceronte nero occidentale si è estinto, quello di Giava è scomparso definitivamente in Vietnam ed i rinoceronti neri sono ridotti a poche unità in Sudafrica.

Proprio in Sudafrica si sta facendo di tutto per salvarli dall’estinzione, anche utilizzando gli elicotteri per guidarli in luoghi più sicuri. Va meglio invece per il rinoceronte bianco meridionale, passato dai cento esemplari di fine del 19° secolo agli oltre 20mila attuali.

Continua a leggere: Lista rossa IUCN 2011, a rischio estinzione il 25% dei mammiferi